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Ucraina, esperto di difesa Gb: “Fornitura Storm Shadow a Kiev è segnale chiaro a Trump”

(Adnkronos) – “Siamo già nel mirino della Russia, quindi si tratta di avere fermezza e di garantire all’Ucraina la capacità di difendere il proprio territorio. Questo passa anche nel fornire loro nuovi armamenti, come gli Storm Shadow, come annunciato dal primo ministro Andy Burnham nel recente incontro a Londra con il presidente Volodymyr Zelensky”. Intervistato da Adnkronos, Ed Arnold, esperto di difesa con alle spalle un percorso che intreccia settore privato, mondo accademico ed esperienza sul campo come ufficiale dell’esercito britannico, oggi analista presso il British Foreign Policy Group (Bfpg), offre una lettura pragmatica sul ruolo del Regno Unito riguardante l’evoluzione delle forniture militari e le dinamiche politiche che attraversano l’Atlantico. Al centro del dibattito c’è la consegna di nuovi missili a lungo raggio di fabbricazione britannica, ma anche la condivisione dei progetti tecnici con Kiev, un passaggio simbolico forte, anche se i suoi effetti strategici non saranno immediati. 

“Avviare una catena di produzione domestica richiede tempo, anni probabilmente – spiega Arnold – Nell’immediato, l’aumento delle scorte fornito da Londra permetterà alle forze ucraine di continuare a colpire bersagli russi in profondità, ma non sarà l’elemento decisivo per ribaltare l’esito del conflitto. Oggi gran parte degli attacchi a lungo raggio condotti da Kiev si basa già su sistemi d’arma sviluppati autonomamente sul proprio territorio, una necessità vitale per ridurre la dipendenza dai partner esteri”. Il vero valore della scelta britannica, secondo l’analista, risiede nell’effetto politico. “Il recente annuncio riguardante la fornitura di Storm Shadow punta a stabilire un precedente, esercitando pressione su Washington affinché sblocchi tecnologie analoghe, come i sistemi di intercettazione Patriot. Resta il fatto che, anche di fronte a un eventuale via libera americano, la produzione autonoma richiede tempi lunghi. L’Ucraina si trova a gestire una realtà immediata fatta di pressioni costanti e dell’imminenza di mesi invernali complessi”. 

Un altro fronte riguarda l’Europa costantemente minacciata da Mosca sia con attacchi visibili attraverso l’utilizzo di droni che tecnologici attraverso azioni inerenti la cybersicurezza su più livelli. “Non sono novità dell’ultima ora dato che la strategia russa rimane quella di puntare a scoraggiare il sostegno a Kiev”. In questo scenario si inserisce il divario tra le visioni politiche sulle due sponde dell’Atlantico. “La linea promossa da figure europee come Andy Burnham, orientata a mantenere e rafforzare l’invio di armi, riflette l’approccio condiviso dalle principali capitali del continente. Questa posizione si scontra con l’atteggiamento più disimpegnato di Donald Trump e di una parte della politica statunitense. Se gli Stati Uniti ridurranno progressivamente la propria quota di aiuti, spetterà inevitabilmente ai Paesi europei colmare il vuoto, assumendosi una responsabilità maggiore sia sul piano finanziario sia su quello della fornitura militare per sostenere lo sforzo bellico di Kiev”, conclude Arnold. (di Alessandro Allocca) 

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