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Zelensky e il missile caduto in Polonia

Zelensky e il missile caduto in Polonia. Pur ripetendo, per l’ennesima volta, che la responsabilità del conflitto ucraino ricade interamente su Putin e la Federazione Russa, l’episodio del missile caduto a ridosso del confine tra Polonia e Ucraina (con due cittadini polacchi morti) fa molto riflettere.

Assodato che, con ogni probabilità, il missile apparteneva alla difesa contraerea di Kiev, impegnata a contrastare i pesanti bombardamenti russi sul suo territorio, la reazione di Zelensky e del suo governo è andata come sempre sopra le righe.

Il presidente ucraino pretendeva che la NATO reagisse subito con un’azione di rappresaglia contro il territorio russo. La Polonia, infatti, è un Paese membro dell’Alleanza Atlantica. Se viene attaccato, ha il diritto di essere difeso dalle altre nazioni dell’Alleanza, ed esse hanno il dovere di fornirlo.

Da notare, però, che la reazione di Zelensky è avvenuta prima ancora che si fosse capito com’erano andate realmente le cose. Spalleggiato, in questo, dai polacchi, i quali odiano i russi dai tempi delle invasioni zariste prima, e dell’occupazione sovietica poi.

Per fortuna il segretario della NATO Stoltenberg non si è fatto prendere la mano, preferendo attendere per capire il reale svolgimento degli avvenimenti.

Analogo – ma ben più importante – l’atteggiamento di Joe Biden, il quale ha subito respinto l’ennesima richiesta di Zelensky di istituire una “no fly zone” sui cieli ucraini. Mossa che, come si è ripetuto molte volte, condurrebbe allo scontro diretto tra la NATO e la Federazione Russa.

Biden si è già spazientito spesso con Zelensky, che continua a chiedere armi sempre più sofisticate e ha quale obiettivo la ritirata completa delle truppe di Mosca dal suo Paese.

Richiesta che gli americani giudicano irrealistica, poiché implicherebbe una vittoria totale dell’esercito di Kiev, che Washington giudica improbabile. Non a caso americani e russi hanno avviato contatti diretti per verificare cosa possa essere fatto per giungere prima a una tregua, e poi – si spera – al termine del conflitto.

Zelensky e i suoi non vogliono neppure sentirne parlare. Ma hanno davvero la forza di sostenere tale posizione? E’ chiaro, infatti, che la loro magnifica resistenza non sarebbe possibile senza il continuo afflusso di armi sofisticate provenienti dall’Occidente (e dagli Stati Uniti in primis).

Il fatto è che il presidente ucraino, per vincere, vuole trascinare la NATO e l’intero Occidente in uno scontro diretto con Mosca, e Biden si è già detto più volte contrario a questa eventualità.

Si tratta di capire se il presidente USA aumenterà ancora la sua pressione su Zelensky per indurlo ad aprire una trattativa con Mosca. Naturalmente i nazionalisti ucraini non vedrebbero di buon occhio questa possibilità, ma bisogna pur dire che uno scontro diretto (forse nucleare) tra NATO e Russia è del tutto improponibile.

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Michele Marsonet

Filosofo, Professore di filosofia della scienza e metodologia delle scienze umane, Presidente del dipartimento di filosofia e vicerettore per le relazioni internazionali dell’Università di Genova

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