Editoriale

IL SOGNO DI KUTS

7 GIUGNO 2015  –  SEMPRE IN CODA AL GOLDEN GALA E SULLA CARENZA DI EMOZIONI FORTI, DESIDERO RIPORTARVI ALLO STADIO OLIMPICO DI 58 ANNI FA E A QUEL MEETING DEL 13 OTTOBRE 1957, QUANDO VLADIMIR KUTS (KUC) CI FEDE IMPAZZIRE, CORRENDO ALLA SUA MANIERA, IN SPLENDIDA PROGRESSIVA SOLITUDINE I CINQUEMILA DEL SUO RECORD MONDIALE. MI RICORDO CHE NEL TORNARE A CASA, CORSI D’UN FIATO DALLA “TEVERE” A PIAZZALE CLODIO: AVEVO ASSISTITO A QUALCHE COSA CHE AVEVA DEL SOPRANNATURALE, CHE NON CAPIVO BENE, MA CHE MI ESALTAVA. LUI ERA VERAMENTE UN EXTRATERRESTRE E GLI ALTRI, TUTTI DOPPIATI, GLI UMANI. AVEVA INIZIATO A STUPIRE AGLI EUROPEI DI BERNA NEL 1954 E CONTINUATO AI GIOCHI DI MELBOURNE NEL 1956, METTENDO IN RIGA I GRANDI DELLA TERRA, DA EMIL ZATOPEK A GORDON PIRIE, RIMANENDO RECORDMAN SINO AL 1965 CON IL SUO STRATOSFERICO 13.35.0, REALIZZATO SOTTO LO SGUARDO PERPLESSO DEL MONS MALUS . POI, NEL 1975, APPENA 18 ANNI DOPO, UNA NOTIZIA MOLTO SCARNA, ESSENZIALE E SUSCETTIBILE DI SIGNIFICATI, DI ULTERIORI EMOZIONI. VLADIMIR ERA MORTO PER UNA CRISI CARDIACA A SOLI 48 ANNI: TROPPO PRESTO E COME ALTRI MITI DELLO SPORT, CAPACI DI ANDARE OLTRE. CON L’OMBRA DEL DUBBIO, COMUNQUE, CHI C’ERA NEL VECCHIO “OLIMPICO” QUEL 13 OTTOBRE NON PUO’ NON RICORDARE QUELLA SORTA DI AURORA BOREALE, DI NOME VLADIMIR, CHE SI MANIFESTO’ IN MODO IRRIPETIBILE TRA IL TRAMONTARE DEL SOLE E L’INSORGERE DELLA NOTTE: SI TRATTAVA DELL’ANTEFATTO OLIMPICO ROMANO, DEL PROGENITORE DEL “GOLDEN GALA” …

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