Editoriale

SIGONELLA E LA STORIA

(1 APRILE 2018)

SIGONELLA DAY

DA SIGONELLA A BARDONECCHIA, OCCHIO PER OCCHIO, DENTE “PERDENTE” – Sì, cari amici, la mia impressione è che se il primo impulso è quello di far valere i nostri sentimenti di appartenenza e i nostri diritti di sovranità , in realtà poi veniamo sopraffatti da dubbi e timori, dall’idea di dover essere per forza ossequienti di fronte a qualsiasi prevaricazione o atto di arroganza, cercando noi stessi le giustificazioni per le offese. E vengo al dunque: ricordate quando i nostri connazionali vennero cacciati dall’Istria, subendo ogni tipo di vessazione ? Bene, allora una parte dell’Italia in deferenza ai sanguinari liberatori non ebbero altro che il coraggio di chiudere le porte in faccia agli esuli, che dovettero arrivare sino a Roma, prima di trovare accoglienza. Soltanto adesso, si è trovato modo di dare voce e dignità alle vittime di un martirio ignobile, istituendo e celebrando “Il Giorno del Ricordo” il 10 febbraio, per legge dal 2004. Più recentemente, nella notte tra il 10 e l’11 ottobre del 1985, dopo il dirottamento dell’Achille Lauro, i fatti di Sigonella, quando Craxi schierò i carabinieri contro i marines americani, che ritenevano di fare il comodo loro in casa nostra… Bettino fece valere il nostro diritto di sovranità senza esitare, ma poi pagò sicuramente ed amaramente lo sgarro inflitto al Presidente “Cow Boy” Ronald Reagan, direi con gli interessi , all’inizio degli anni novanta, appena la Guerra Calda e Fredda legata al muro di Berlino divenne demodé, anzi un fantastico trampolino di lancio per il decollo della Germania unita in funzione economica, albero motore della megagalattica operazione bancaria dell’Euro e del sovvertimento degli equilibri europei, alla faccia degli ideali socialdemocratici dello stesso Craxi, Papandreou, Brandt, Mitterrand, Soares, Gonzalez, Olof Palme, addirittura assassinato il 1 di marzo 1986… La verità è che in giro pensano di noi che tutto sommato siamo come una seconda casa da utilizzare ogni tanto e senza impegno o peggio da occupare senza chiedere il permesso al legittimo proprietario. Questa storia delle nostre aziende colonizzate o addirittura cannibalizzate, piuttosto che oggetto di aggressioni di ogni tipo, da quelle militari a quelle giudiziarie con fuoco “amico”, la dice lunga sul motivo per cui continuiamo ad arretrare nella considerazione internazionale. Quando gli americani il 14 aprile del 1986 attaccarono Gheddafi, che rispose con gli “scud” verso Lampedusa il giorno dopo, in realtà si trattava di un “teatrino”, in cui l’Italia giocava un ruolo da protagonista, per mantenere l’equilibrio vitale con paesi dirimpettai , come la stessa Libia, l’Egitto e la Tunisia. Due giorni fa, ricordavo il comportamento incredibile di Sarkozy, che nel 2011 non ebbe la minima esitazione a calpestare i nostri interessi rappresentati da ENI in Libia, dovendo peraltro regolare i conti con il suo amico-nemico Gheddafi, ma diversamente, nel 1987, sempre l’Italia con Craxi si era giocata la carta di Zine El-Abidine Ben Ali, bruciando i francesi nella sostituzione pilotata di Habib Bourguiba. Poi, la storia la conosciamo: sempre nel 1987, venne fatto cadere il Governo Craxi e di lì in poi l’Italia andò in picchiata, sino alla situazione paradossale di ieri, quando i “doganieri” armati transalpini hanno valicato senza preavviso il “confine”, finanche occupato le toilette di un nostro Centro di accoglienza a Bardonecchia e hanno fatto fare la pipì ad un immigrato per controllarne l’eventuale positività alla droga. Questa fa il paio con le “grandguignolesche” vignette di Charlie Hebdo sul cataclisma di Amatrice, appena due anni fa, nel 2016. Ma non dimentichiamo poi quanto accaduto in India per i nostri “fucilieri“ antipirateria, costretti dal 2012 al 2017 agli arresti ed alla libertà vigilata tra India e Italia, con l’obbligo per il nostro Ambasciatore, Mancini, di non lasciare il territorio indiano , in cambio della utopica conferma di una commessa per elicotteri. In quel caso brillò il comportamento di Monti, come era stato determinante quello di Napolitano per l’attacco a Tripoli nel 2011, alla fine condiviso dall’Italia, com’è appena accaduto anche con il caso della spy story al gas nervino a Londra e l’espulsione – per solidarietà dovuta con gli inglesi e gli americani – di due diplomatici russi. A questo punto, converrete che la situazione che abbiamo di fronte è a dir poco ridicola, perché non possiamo apertamente interferire in Nigeria, da dove partono i principali flussi dell’emigrazione economica, ma dove esistono giacimenti di uranio cui sono cupidamente interessati sempre i francesi; non possiamo trattare con i libici che, tolto di mezzo Gheddafi, sono divenuti totalmente inaffidabili; non possiamo bloccare le navi ONG, perché interferiamo sul salvataggio di donne incinte piuttosto che sulla tratta di esseri umani; non possiamo aiutare i migranti a passare in Francia da Bardonecchia, ma anzi , senza alcuna interposizione delle nostre polizie, subiamo le incursioni dei gendarmi gallici, che si guardano bene dal chiedere scusa, ma anzi affermano di agire in nome di accordi , che peraltro non hanno mai visto spingersi i nostri carabinieri in Francia ; che forse abbiamo subito anche una modifica bilaterale sulla territorialità delle acque a nord della Sardegna, con palese vantaggio dei pescatori transalpini. E che dire delle minacce ringhiose degli austriaci sul “Brennero” , che sulla questione migranti hanno idee assolutamente restrittive e a nostro danno. Infine, non escludiamo che certe licenze i nostri vicini se le prendono in barba a questa forma teorica d’Europa comunitaria, rispetto alla quale noi ci ostiniamo a non capire che siamo e saremo vaso di coccio tra quelli di ferro, finché non ci faremo sentire. In definitiva, ha ottenuto molta più attenzione Londra che, uscita dalla porta con il referendum “taroccato” Brexit, tenta di riaffacciarsi dalla finestra, chiedendo solidarietà ancor più che l’Italia, membro fedele UE assediato dagli sbarchi. Londra era dentro il sistema a pieno titolo, pur senza aver mai rinunciato a stampare la Sterlina. E noi? Noi, orfani della Lira, siamo rappresentati dall’aventiniano Governo Gentiloni, in carica per gli affari correnti e pure straordinari, impegnati a smanettare con il caleidoscopio per capire come caspita formare una maggioranza di governo. In una situazione come questa, appare addirittura straordinariamente ottimistica l’idea di attendere con gli “aruspici” Salvini e Di Maio l’esito delle elezioni regionali in Friuli e Molise indette per il 22 aprile…

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