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L’editoriale del Direttore: IL SEGRETO DI AUGUSTO POIROT

Beh, sì, il numero uno della comunicazione sportiva, al secolo Augusto Frasca, potrebbe avere un nome d’arte, come il famoso investigatore fluito dalle meningi di Agatha Christie, Hercule Poirot. Al contrario dell’ex ispettore di polizia belga, profugo oltre Manica, Augusto ha un passato da ex dirigente pubblico, trasferito a Roma dall’avito Abruzzo e comunque in comune con il fantastico Poirot ha la propensione all’indagine, alla scrupolosa ricerca da sintetizzare in microscopici appunti cifrati. Penso che proprio questo sia il segreto di Frasca, della sua originalità e intangibilità. Lui non ha mai elargito balle o se preferite diffuso fake news, anche perché è intollerante al dilagante linguaggio anglofono. Dunque Augusto Frasca, come giornalista e scrittore con il vezzo ed il piglio dell’investigatore, come un Poirot dai baffi immaginari, non ha mai perso una battuta nel raccontare di questo e quello, del mitico maratoneta Dorando Pietri, del piroclastico Giorgio Oberwger, del rifondatore Giulio Onesti e dei suoi XVII Giochi Olimpici di Roma… In ognuna di queste opere la ricerca, non dell’assassino ma dell’humus, dei dettagli di un DNA, che in genere rimane nelle provette e nelle teche, negli archivi onusti di polvere e sommessa gloria. Per capire qualcosa di più, occorre appartenere al circolo dei privilegiati, degli “amici” beneficiati da un consistente prezioso volumetto, appunto “Qualche pagina per gli amici”, unico in cui Augusto “Poirot” ha colato come miele dall’arnia, favo per favo, nettare da fiori diversi. Dunque, ricorrendo in questi giorni il sessantesimo del Sessanta Olimpico, quale migliore occasione per attingere ad un paio di capitoli dedicati, come quello riguardante la consegna dei gemelli da polso d’oro e con il monogramma reale ad Abebe Bikila, vincitore della Maratona, da parte del Ministro Falcone Lucifero, a nome di Umberto di Savoia, avvenuta il 12 settembre del 1960 al Villaggio Olimpico. Il valore esemplificativo di una storia vissuta e non dimentica, nel segno di una riparatrice e nobile gratitudine, fa il paio con la ricerca dell’arca perduta, della tomba di Felice de Fredis, antenato di Pierre de Coubertin, nella secolare Basilica dell’Ara Coeli, sulla sommità del Campidoglio. Infine, la pubblicazione integrale dell’interminabile discorso di Giulio Andreotti all’inaugurazione dei Giochi romani, quando Giancarlo Peris rimase in misterica attesa nei sotterranei dello Stadio dei Marmi. Andreotti sosteneva di aver allungato l’eloquio in attesa dell’ultimo tedoforo e diversamente Peris, ancora ieri, ci ha ricordato di essere stato fermato perché l’altro finisse… La verità, con prova provata, è ancora una volta quella di Augusto, che come il Poirot di Agatha, sfilò con eleganza, a tempo debito, le veline carbonate allo stesso imbarazzato Onorevole. Che volete che vi dica, troppe cose rilevanti ci sarebbero ancora da ricordare ed altre ancora lievitano nella madia di chi non si è ritirato a coltivare zucche, come il collega di fantasia Hercule e che. prima o poi, potrebbe a parlare di se: « Madame, le dirò qualcosa in più su di me. Io sono Augusto Frasca!. – Questa rivelazione lasciò Mrs Summerhayes senza reazione. – “Che nome grazioso,” disse quella gentilmente. “Greco, non è vero?”».

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