Editoriale

ECOTRANSIZIONE, EMERGENZA MEDITERRANEO E UNIVERSITA’ DEL MARE

Secondo la filosofia del “Domani è un altro giorno”, forse adesso, con lo tsunami della Transizione Ecologica, con lo stimolo del PNR e la collegata novità del Ministero dedicato, affidato a Roberto Cingolani, torna di attualità l’idea che ci si debba occupare seriamente della salute del Mare Nostrum, con progetti, iniziative e attività seriamente strutturate. Quando nel novembre del 2015, con L’Eco del Litorale, di cui sono Direttore, pensai di organizzare a Villa Sarsina un evento mirato sul tema del surriscaldamento , “Presente e futuro climatico del Mare Mediterraneo”, in sinergia con il Centro Studi Isma, l’Accademia Kronos, il Comitato Nazionale Italiano “Fair Play”, il Centro Studi Altis e Associazione Move – in contemporanea con COP 21 a Parigi – il vero obiettivo era quello di creare le premesse per arrivare alla costituzione dell’Università del Mare. L’intenzione era ambiziosa e con finalità ecologiche avanzate, affinché si costruisse un diverso futuro, partendo da Anzio, l’antica città – porto di Coriolano e Nerone, anche come start up per un rilancio della vocazione industriale e di ricerca dell’Area Pontina e Pometina, ieri di sviluppo ed oggi neglette. In controtendenza, rispetto all’abulia dei territori e alla insufficiente incisività delle sinergie con CNR e altri interlocutori, anche l’Università di Roma Tre, giovane protagonista dell’agere capitolino, aveva colto un refolo di vento che suggeriva il ritorno virtuale al ruolo che fu di Ostia, che Antica e in diverse versioni, dal Porto di Traiano al Castello di Giulio II, aveva presidiato la vitale via del Tevere, come nesso tra Roma e quel che fu appunto il Mare Nostrum. Allora stava decollando ad Ostia l’Università delle Tecnologie del Mare, anche come polo di ricerca specializzato nello sfruttamento delle energie rinnovabili legate ai moti ondosi, alle correnti, al vento e magari come risposta concreta al degrado sociale ed ai fenomeni criminosi, che connotavano quel territorio e in particolare Nuova Ostia, lembo estremo di periferia, dove era stato concentrato tutto il possibile delle marginalità e dove era andato a morire assassinato lo stesso suo massimo cantore, Pier Paolo Pasolini. A distanza di sei anni, abbiamo una risposta significativa con in primi laureati in Ingegneria delle Tecnologie per il Mare. Dunque, la mossa d’ingegno è pur sempre una bella risposta, anzi straordinaria se si pensa al valore delle motivazioni per l’intrapresa, al fatto che si dia riscontro al disperato bisogno di tecnologie che salvino la vita sul nostro Pianeta, partendo dal mare che l’ha generata. Il polo universitario, con un corso di studi, pressoché unico in Italia, specializzato nello studio delle energie rinnovabili di origine marina, con la collaborazione del Centro Nazionale della Ricerca (CNR) ed in particolare dell’INSEAN, nonché dell’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), forma gli ingegneri destinati a progettare e sviluppare le piattaforme offshore, gli impianti eolici, le turbine sottomarine.
Ora dobbiamo tener presente, però, che senza una volontà ferma e un progetto ampio e complesso di recupero si finirebbe per replicare il paradosso di uno sviluppo dalle ali tarpate, proprio lì dove il Tevere si accinge ad abbracciare il Mediterraneo, ma continua da anni a rigurgitare, con la fauna agonizzante, un concentrato dei malesseri di Roma. Ora, senza por tempo in mezzo, dobbiamo scendere in campo per fare ognuno la propria parte, andando oltre l’ordinario, per progettare ed attuare il fare straordinario.

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