
Il caso del Friuli Venezia Giulia riaccende il confronto sulle nuove tariffe della specialistica ambulatoriale e solleva nuovi interrogativi sull’istruttoria condotta a livello nazionale. La Regione, dopo le sentenze del TAR Lazio che hanno annullato il decreto tariffario del 2024 per gravi carenze dell’istruttoria, ha infatti deciso di ricostruire analiticamente il costo di 89 singole prestazioni di diagnostica per immagini e riabilitazione. Il risultato evidenziato dall’UAP, Unione Nazionale Ambulatori, Poliambulatori, Enti e Ospedalità Privata, è significativo: in 77 casi su 89 la tariffa determinata dal Friuli Venezia Giulia risulta superiore a quella prevista dalla nuova bozza nazionale 2026. Per le stesse 89 prestazioni, inoltre, la bozza nazionale avrebbe lasciato invariati i valori contenuti nel decreto del 2024 successivamente annullato dal TAR.
La Regione ha seguito un metodo basato sulla ricostruzione del costo standard di ogni singola prestazione, prendendo in considerazione personale, tempi di lavoro, apparecchiature, manutenzioni, materiali e costi indiretti. “Non sosteniamo che le tariffe del Friuli Venezia Giulia siano automaticamente giuste e quelle nazionali sbagliate”, chiarisce la presidente UAP Mariastella Giorlandino, che pone però una questione: perché un’analisi analitica dei costi arriva, nella grande maggioranza dei casi, a valori superiori rispetto a quelli nazionali? Secondo UAP, il problema era già stato segnalato all’Area Programmazione del Ministero della Salute. Negli incontri del 17 marzo 2026 sarebbero emerse difficoltà nella rilevazione dei costi e dubbi sulla rappresentatività dei dati, mentre il successivo 7 aprile Giorlandino aveva chiesto formalmente al Capo di Gabinetto maggiore trasparenza sulle attività di analisi dei costi, elaborazione dei dati, supporto tecnico e assistenza metodologica. Al centro delle contestazioni c’è anche il metodo utilizzato nella nuova istruttoria ministeriale: per alcune branche, a causa della limitata disponibilità di dati analitici, sarebbero stati impiegati costi aggregati relativi a gruppi di prestazioni.
Secondo UAP, questo sistema rischia di nascondere squilibri: una prestazione remunerata sopra costo può compensarne un’altra pagata sottocosto, facendo apparire sostenibile il dato complessivo mentre la singola prestazione resta economicamente in perdita. Da qui la formula utilizzata dall’associazione: “una media non è una prestazione”. Giorlandino si rivolge quindi direttamente al ministro della Salute Orazio Schillaci: “Abbiamo fiducia nel Ministro della Salute e proprio per questo gli chiediamo di verificare personalmente l’operato dell’Area Programmazione e delle strutture ministeriali che hanno gestito la revisione tariffaria”. UAP non chiede di assumere automaticamente come corrette le tariffe friulane, ma di verificare perché la ricostruzione analitica effettuata dalla Regione abbia prodotto risultati così differenti rispetto a quelli nazionali e, soprattutto, di rendere trasparente e verificabile il procedimento seguito dal Ministero. La questione, sostiene l’associazione, non riguarda soltanto la sanità privata accreditata ma l’intero Servizio sanitario nazionale: tariffe insufficienti possono produrre squilibri nelle strutture pubbliche e, nel privato accreditato, tradursi in una riduzione delle prestazioni, degli investimenti e dell’occupazione. UAP, che dichiara di rappresentare un comparto di circa 27mila strutture nelle quali lavorano complessivamente circa 350mila persone, presenterà il 9 settembre a Roma l’analisi completa del nuovo tariffario e le proprie richieste al ministro.







