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L’ORGOGLIO TRICOLORE E LA COMPAGNIA DI BANDIERA

17 gennaio 2018
– Francamente, sono stupito da certe orgogliose reazioni da parte di rappresentanti di partito, rispetto alle preoccupazioni del Commissario Europeo Pierre Moscovici, circa i rischi derivanti dall’esito prossime elezioni politiche del 4 marzo. E mi spiego meglio: dopo quasi venti anni di unione euro-monetaria e sessanta dalla costituzione dell’Assemblea Parlamentare Europea, a seguito dei Trattati di Roma (19 marzo del 1958) scopriamo di essere finiti in un trappolone, dove abbiamo perso e stiamo perdendo parte della sovranità e parte della dignità, insieme alla identità, quindi compresi gli interventi dei precettori come Moscovici, che hanno perso completamente i freni inibitori. Ma a tal proposito è sconcertante l’inerzia che riguarda qualcosa di molto più concreto e che dovrebbe suscitare ben altre prese di posizione. Non credo sia poco, immaginare che avendo dilapidato quasi tutto il patrimonio delle aziende nazionali pubbliche e private, ci si prepari a cedere l’ultimo brandello della bandiera a chi pensa di rottamarci con proprio peloso vantaggio, quando diversamente è dimostrato che il segno distintivo del nostro genio creativo continua a collezionare affermazioni, laddove ce ne siano le condizioni. Due per tutte, vincenti, come la Fiat che si è internazionalizzata conquistando marchi e mercato USA, tanto quanto la Ferrero, che però non ha abbandonato il suo dolce presidio piemontese. Ecco, dunque, che per conseguenza il pensiero cade sulla Compagnia di Bandiera per eccellenza, l’Alitalia che, seppure con alterne vicende, continua ad essere sinonimo del Bel Paese nel mondo e sappiamo bene cosa significhi dare un segnale permanente di presenza ed efficienza sulle rotte intercontinentali e garantire comunque gli stessi collegamenti nazionali dell’Italico Stivale, con tutte le complicanze derivanti dal suo status geografico e strutturale, le spaventose difficoltà della mobilità su ferro per il meridione e per le isole, indipendentemente dalla convenienza commerciale. Bene, mentre ci si misura in una incredibile prova di elasticità per le nostre capacità economiche e di sviluppo in funzione del prossimo confronto elettorale, dall’altra parte ci si accinge a cedere Alitalia e con essa la bandiera alla più furba delle compagnie concorrenti. Farebbero mai qualcosa del genere i tedeschi o i francesi ? Giammai ! Ma la cosa sgradevole è che a proporsi sono ormai in tanti, come avvoltoi e sciacalli intorno ad una preda agonizzante, comprese aziende di paesi non certamente più prestigiosi del nostro o low cost, che farebbero inesorabilmente strame appunto di Alitalia e di quello che per noi rappresenta. Una volta ceduta l’Azienda, spolpata e ridotta ad un cencio, tutto diverrà storia e oggettistica vintage, mentre il nostro Paese farà un altro bel passo indietro, scendendo di livello e quindi nel subordine del sistema globalizzato, con gli aeroporti declassati e con il turismo irrimediabilmente penalizzato, quanto la nostra sicurezza di movimento, con tanti saluti alla certezza dei collegamenti e al costo dei voli nazionali, salvo ricatti milionari da parte di chi sarà subentrato.

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