Editoriale

LE RADICI DELLA REPUBBLICA

2 GIUGNO 2016
Su Roma è appena sfumata la minaccia di tempesta, scacciata dalle rombanti frecce tricolori… Si festeggia in nome della Res Publica tornata realtà a Roma con il risultato del referendum popolare su monarchia o repubblica del 2-3 giugno del 1946. Marco Tullio Cicerone, protagonista principe degli ultimi travagliati anni della Roma repubblicana, nell’ultimo secolo prima di Cristo, scriveva: «La res publica è cosa del popolo; e il popolo non è un qualsiasi aggregato di gente, ma un insieme di persone associatosi intorno alla condivisione del diritto e per la tutela del proprio interesse». Nel 509 a.C. si era verificata la caduta della monarchia a Roma, quando il re etrusco Tarquinio il Superbo, un vero tiranno, fu cacciato da una congiura di aristocratici guidata dal nobile Lucio Giunio Bruto, che non volle impossessarsi del potere, ma preferì affidarlo al popolo, che ne divenne in tal modo titolare. Da quel momento in poi, la gestione dello Stato non sarebbe più stata appannaggio del re, che se ne occupava (res privata), ma sarebbe divenuta possesso comune del popolo (res publica). Oggi è un giorno di festa, anzi La Festa e non è il tempo per riflessioni sullo stato di salute della nostra giovane Res Publica, appena settantenne, ma forse occorrerà farlo a breve, forse tra qualche giorno, dopo il responso delle prossime consultazioni amministrative. Forse è venuto davvero il momento di dare un peso ed un ruolo diverso alla temperanza ed alla naturale saggezza delle donne. Quando si dice “Madre Patria”, a loro si pensa, ma poi ce se ne dimentica. Eppure, proprio nella prima assemblea parlamentare eletta nel 1946, pur in poche, ebbero un ruolo straordinariamente importante ed esemplificativo di questo concetto di qualità, insostituibile dal genere maschile.

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