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Intelligenza umana e artificiale

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Intelligenza umana e artificiale. Quando, nel 1997, il grande scacchista russo e campione del mondo Garry Kasparov fu battuto dal computer Deep Blue della IBM, la notizia fece sensazione. L’inattesa vittoria della macchina sembrava confermare non solo le previsioni degli studiosi dell’Intelligenza Artificiale, ma anche molti racconti e film di fantascienza.

Penso tutti ricordino il celebre film “2001: Odissea nello spazio” girato da Stanley Kubrick nel 1968. Uno dei protagonisti principali è proprio il computer HAL 9000, incaricato di governare la nave spaziale su cui viaggiano gli astronauti. E’ una macchina per definizione incapace di commettere errori. Invece ne commette uno gravissimo e, per di più, se ne accorge.

Temendo di essere disinserito dai suoi compagni di viaggio umani, HAL inizia un gioco sofisticato di finzioni con gli astronauti uno dei quali, alla fine, lo “uccide” staccando i circuiti. A differenza degli astronauti, il computer non era stato informato circa il vero obiettivo della missione, indagare su una trasmissione aliena diretta verso l’orbita del pianeta Giove.

Tuttavia a un certo punto diventa, per così dire, autocosciente nel senso di rendersi conto di ciò che sta facendo, e tenta a tutti i costi di salvaguardare la missione pur ignorandone i veri scopi. La lotta tra “lui” e gli astronauti diventa frenetica e, alla fine, si sente la voce (artificiale) del computer che si spegne poco a poco.

Nulla di così emozionante nella partita che Kasparov perse contro Deep Blue. Profonda invece l’impressione generale, poiché l’esito sembrava dar ragione a coloro che credevano – e ancora credono – alla possibilità di creare computer “intelligenti”, anche se sul significato del temine in questo contesto non tutti concordano.

Ora si scopre che il supercomputer della IBM vinse non per maggiore abilità rispetto all’essere umano che gli stava di fronte, bensì a causa di un banale bug informatico. In altre parole Deep Blue andò letteralmente in tilt e iniziò a muovere i pezzi in modo caotico. Però andò in tilt pure Kasparov, incapace di capire la strategia che il suo avversario meccanico stava seguendo. Risultato: il campione del mondo russo perse la testa comportandosi come se avesse a che fare con un altro giocatore in carne e ossa, e non con una macchina.

In seguito ci sono state altre vittorie a scacchi di computer contro umani, ma la sfida Kasparov-Deep Blue è rimasta nella storia, forse perché era la prima volta. Scoprire adesso che tale vittoria fu dovuta a un bug informatico non diminuisce affatto la sua importanza. Si è infatti aperto, da allora, un dibattito senza fine riguardante giustappunto la nostra capacità di costruire automi intelligenti. Già anticipato, del resto, dal celebre esperimento del matematico e logico inglese Alan Turing negli anni ’40 del secolo scorso. Turing, morto suicida, fu il vero pioniere dell’Intelligenza Artificiale.

 

Michele Marsonet

Filosofo, Professore di filosofia della scienza e metodologia delle scienze umane, Presidente del dipartimento di filosofia e vicerettore per le relazioni internazionali dell’Università di Genova

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