Editoriale del Direttore

GIORNO PER GIORNO, LA VITA – EDITORIALE DEL DIRETTORE

Cari Lettori de L’ECO DEL LITORALE ,  oggi che traguardo  le settantanove primavere e i sessant’anni di professione, vi voglio coinvolgere ed iniziare poetando, con L’ETA’:  “Partendo dalla pietra / si può passar dall’oro e arrivar sino alla zeta / se ce n’è una prima ed una terza / scontiam la seconda ma non quella diversa / sì perché ognun di noi / nasce prima o poi / da quel grembo materno / che non conosce inverno / dove si trascorre il periodo più bello / dove la madre è l’unico trastullo /dove si contan mesi e settimane /salvo cose  strane / e così cari miei / ho gli anni che dovrei / ma pur senza affanni /altri nove mesi senza danni” … Ebbene sì, cari ragazzi che mi accompagnate da sempre nel coro, che dal profondo mormora , muto e pur sonoro, tra nebbie e colori, da lontano e vicino, le note irripetibili del tempo trascorso, son pronto. Sono attento e curioso. Come mai sarà il futuro prossimo venturo, se non comunque migliore del passato ormai andato ? Certo, che correrei ancora, come nel ‘52/53 , prima e dopo l’inaugurazione dello Stadio Olimpico, da Piazzale Clodio ai Marmi e poi alla Farnesina e al Galoppatoio di Villa Borghese per la Coppa Speranze o intorno la “buca”, poi Piscina Olimpica, sempre in ritardo nel ricevere, ma puntuale nel dare, lieto di farlo senza chiedere, aspettando l’appello. Sono ancora lì con voi, negli anni scolpiti. Ecco l’allungo ideale con Marisa Pianegiani, Paoletti, Funiciello, i fratelli Bossa, Scioscioli, Pescante , Ferri, Giorgi, Sambucco, Spinozzi, Marcotullio, Biagioli, Lo Giudice, Zauli, Castelli, Berra, Bragaglia, Battaglia, i Macale, Proietti, Bomba e gli Zagaria, Tosi, Mazzuca, Massimi, Sandonnini, Giannetta, Ragnoli, Tartaglia, Tarasconi, Vittorioso, Nebiolo, Lojacono, Steffinlongo, Bianculli, Frasca, Sabelli Fioretti, Molinari, Zanetti, Zamagni, Brodolini, Onesti, Carnesecchi, Guabello, Bisi, Moretti, Gagliano, Valenti, Rosi, Galdi, Barra, Massaro, Stassano, Colasante, Candeloro, Casciotti, Rossi, Montoneri, Ascani, Mennea, Fava, Aquari, Provvisionato, Santi, Usvardi, Gola, Petracca, Capitani, Bottiglieri, Loriga, Giovannelli, Pagani, Ferrito Mastropasqua, Merola, Papponetti, Tammaro, Oberweger, Barletta, Calvesi, Danese, Di Michele, Bracciolani, Cacchi, Eleni, Carabelli, Buldrini, Garroni, Morale, Quercetani, Sbernadori, Romeo, Gentile, Rosati, Vernole, Padrin, Scimonelli, Sordello, Fabbricini, Frinolli, VIragh, D’Alessandria, Lopatto, Carfì, Bugli, Buccione, Dionisi, Jelli, Simeoni, Olivieri, Anzini, Maiolini… …

 

Ecco, dunque, il suonar delle chiarine, che annunciano i Giochi di Roma e il mio esordio con taccuino alle Aquile e all’Acquacetosa, l’onirico arrivo di Bikila all’arco di Costantino, unico momento dal vivo, per me, nella suggestione notturna che visse anche De Amicis la sera del 20 settembre 1870 , dopo la presa di Roma. Sempre a un passo dal Colosseo, ogni giro di manovella al ciclostile scassato di Via dei S.S. Quattro era una impresa e stampare mille copie del comunicato, dopo aver battuto oltre venti matrici, con risultati e commenti sulle imprese dell’incommensurabile Centro Propaganda Atletica Leggera – Club Atletico Centrale, valeva bene non solo la messa, ma anche i sermoni del Profeta. Passare le notti alla Tipografia GATE in Via dei Taurini, sniffare le fumigazioni al piombo delle linotype per far uscire Teleflash la domenica e contemporaneamente fare il pendolo tra Via delle Muratte, Largo dei Lombardi, Via di Campo Marzio, Via del Babuino, Via del Pozzetto, Piazza San Silvestro, Via Flaminia e poi da Piazzale del Verano a Via Filippo Corridoni, da Via del Corso al Foro Italico, a Via Giulio Romano e tra la domenica il lunedì fare le notti bianche al Prenestino nello Stabilimento Abete, significava passare una siepe dopo l’altra, una corsa infinita tra UISP, FIDAL, CUS, CUSI, AICS, Corriere, Agenzia Italia, RAI, Gazzetta, Sala Stampa, Selesport, Lega Coop… E poi l’idea federale, quel “rinnovamento” che sarebbe divenuto scuola per lo sport italiano, ma soprattutto occasione di comprova per tanto nostro talento trasmutato da una fatale combinazione chimica, fatta di straordinari pregi, di vittorie travolgenti e un solo difetto, quello che non si perdona ai principi e quindi causa di una sola ma sabbiosa ferale sconfitta . Negli anni novanta, caduti muri, ideologie e dei , a destra e a manca, tra chi si puliva le mani e chi se le sporcava, continuavo iniziando di nuovo la vita tra rilanci e abbandoni, con nuovi germogli nel mondo ormai avviato alla globalizzazione, mentre per me, dopo la FIDAL e la RAI, poi il Partito Socialista e l’AICS, tutto finiva in milioni di coriandoli. Eppure ero in Danimarca e in Catalogna per fondare Associazioni Internazionali, oggi di grande peso. A quelle esperienze se ne aggiungevano altre con Di Marzio a favore dei tecnici sportivi, poi in Consiglio Nazionale CONI. Ancora adesso, continuo imperterrito a tessere la tela, aggiungendo fili di fair play, mentre amici impazienti si sono accomodati muti in Borea ed altri pazienti, stentorei partecipano al coro. Lo so che sarebbe bello avere più occasioni per stare insieme, di confrontarci, di dirla tutta e fino in fondo su quel che comunque riguarda il nostro antico blasone, ma questa è la vita con i suoi strani algoritmi. Il nostro progetto era mirato, ristretto alla pista e le pedane e tale rimane. Forse avremmo potuto fare di più, forse abbiamo peccato di modestia, eppure accusavano noi ed il Presidente Primo di megalomania. In realtà, abbiamo preferito di no, di non esagerare, lasciando il campo a seconde e terze schiere per far largo ai giovani, quando i cinquant’anni sembravano una esagerazione e un ragionevole momento per smetterla. E poi, ahi voglia ancora quanto tempo abbiamo per inventare e fare. Tutto, meno che il Museo Nazionale dello Sport Italiano, di fatto aborrito quanto la parola sport nella Costituzione Italiana. Ho comunque in serbo decine di migliaia di volumi, di documenti e memorabilia, forse una nuova sede all’Aventino e tante sorprese in terra, per mare e all’estero, fin nei territori cari a Marco Polo, progetti che vi stupiranno lungo tutto il litorale mediterraneo, di cui siamo L’ECO, sicuro che voi non mi farete mancare le vostre magie, a cominciare dalle energizzanti note augurali per il  mio compleanno . Ciao ragazze e ragazzi, ciao a tutti !

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