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Con la riapertura delle scuole, ritorna il problema della qualità dell’aria

Aprire la finestra è utile, ma d’inverno? La ventilazione naturale è sempre auspicabile, ma certo non basta

La scorsa settimana, oltre 8 milioni di studenti italiani sono tornati sui banchi di scuola e questo evento riporta a galla un argomento discusso, ma ancora irrisolto: la qualità dell’aria negli spazi interni.

Sulle linee guida pubblicate in Gazzetta Ufficiale a inizio agosto, gli esperti del Ministero dell’Istruzione hanno sottolineato che esiste una molteplicità di fattori a cui è necessario prestare attenzione, ad esempio le fonti degli inquinanti chimici e dei patogeni, la gestione delle attività, il numero di occupanti, la natura e configurazione degli spazi, ecc. “Tutte queste variabili possono influire sensibilmente sulla qualità dell’aria di una classe, così come l’utilizzo di dispositivi di sanificazione, purificazione/ventilazione”, si legge nel documento.

Con la presenza di più persone in una stanza, si sa, la qualità dell’aria diminuisce. Ciascuno di noi trascorre circa il 90% del proprio tempo all’interno di ambienti chiusi, per cui odori, inquinanti, virus, Co2 e Vocs (composti organici volatili), si accumulano, con conseguenze come allergie, affanno, nausea, mal di testa e irritazioni a occhi, naso e gola e perfino influenza.

“Un ricambio dell’aria è necessario ma non sufficiente e soprattutto non efficiente”, spiega Desirée Quintero, Direttrice Business Development di Airzone Italia (www.airzonecontrol.com).

Non sufficiente perché la ventilazione – naturale o meccanica – serve a rinnovare l’ossigeno in una stanza, ma non agisce attivamente sugli inquinanti presenti in essa.  Per poter ottenere questo tipo di risultato in modo efficiente, è necessario un sistema di purificazione d’aria, come ad esempio un sistema che impiega la ionizzazione negativa, che consente una riduzione dei fattori inquinanti al 98,7%.

Non efficiente perché, con l’arrivo dell’inverno e delle basse temperature, l’apertura della finestra comporta uno spreco nel già difficile contesto del caro energia. Infatti, tramite la ventilazione naturale, si crea un conflitto tra la necessità d’aria pulita e l’efficienza energetica. Nonostante sia consigliabile garantire un ricambio dell’aria nelle aule non appena possibile, inevitabilmente questo causerà un cambio della temperatura indoor che si discosterà da quella raggiunta utilizzando il sistema di climatizzazione o di riscaldamento.

“Per evitare questi tipi di conflitti bisogna dunque trovare delle soluzioni che tengano in considerazione tutte le variabili, in modo da individuare una soluzione di climatizzazione e di purificazione equilibrata”, conclude Desirée Quintero.

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