Trump e il nuovo spettacolo americano

I Mondiali che si sono appena conclusi hanno mostrato un’immagine, chiara e inedita allo stesso tempo, dello sport globale: Donald Trump non più semplice spettatore d’onore, ma protagonista simbolico dentro e fuori dal campo. Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha trasformato il torneo in una grande vetrina del potere americano, con il tycoon spesso al centro della scena: dalle tribune alle cerimonie, fino a un episodio che ha fatto discutere, quando Trump è intervenuto pubblicamente sulla decisione di rimuovere il cartellino rosso mostrato a Folarin Balogun, e alle sue critiche tecniche rivolte al ct dell’Inghilterra Thomas Tuchel. Un evento sportivo che, secondo diversi osservatori, è servito anche a esaltare la figura politica e mediatica di Trump. Per intrattenere, oltre che per celebrare il calcio.
E il legame tra Trump e l’intrattenimento non nasce oggi. Prima di entrare in politica, il tycoon ha costruito gran parte della propria notorietà attraverso la televisione e i reality show. Oggi quella stessa logica spettacolare sembra estendersi a tutto il panorama culturale americano. Ecco allora che il calcio, tradizionalmente meno centrale negli Stati Uniti rispetto ad altri sport, è diventato uno dei terreni su cui Trump sta costruendo una nuova narrazione nazionale. Prima i Mondiali per Club e, soprattutto, la Coppa del Mondo hanno rappresentato occasioni perfette per presentare gli Stati Uniti come il cuore dell’intrattenimento sportivo globale. Infantino ha più volte sottolineato l’importanza del mercato americano per il futuro del calcio mondiale e la presenza costante di Trump negli eventi FIFA rafforza l’idea di un’alleanza tra politica, sport e spettacolo. Il presidente americano non si limita a sostenere il calcio: lo utilizza come palcoscenico.
La vera novità, però, è che Trump non influenza soltanto lo sport, ma l’intero sistema dell’intrattenimento americano. Dalle piattaforme digitali ai grandi eventi dal vivo, la sua figura è diventata un elemento costante della cultura pop contemporanea. La comunicazione aggressiva, le dichiarazioni provocatorie e la capacità di occupare continuamente lo spazio mediatico fanno di Trump un protagonista ideale dell’era dei social network. Ogni sua apparizione genera dibattiti, meme, reazioni e contenuti virali, alimentando un ciclo di attenzione che coinvolge televisioni, giornali e piattaforme online. Anche il settore dell’intrattenimento digitale potrebbe risentire della sua influenza. Le posizioni favorevoli a una maggiore deregolamentazione e all’innovazione tecnologica potrebbero aprire nuove opportunità per le aziende americane, rafforzando il ruolo degli Stati Uniti come hub globale dello spettacolo e dei contenuti digitali, anche per quanto riguarda il gambling.
Ma torniamo per un attimo allo sport. Se il calcio è il nuovo terreno di conquista, il football americano resta il simbolo più potente dell’identità sportiva statunitense. Trump ha sempre avuto un rapporto stretto con la NFL, spesso intervenendo pubblicamente su temi legati agli atleti, agli inni nazionali e al patriottismo. Durante il suo primo mandato, il tycoon trasformò molte controversie sportive in battaglie politiche, criticando i giocatori che protestavano durante l’inno nazionale e presentandosi come difensore dei valori tradizionali americani. Oggi quella strategia sembra riproporsi: il football non è più solo sport, ma un’arena culturale in cui Trump può mobilitare consenso e attenzione mediatica.
In questo scenario, The Donald non è soltanto un presidente: è un personaggio mediatico capace di trasformare ogni evento in spettacolo. E di trasformare anche lo scontro politico in intrattenimento.






