
Il caso di Antonio Dal Cin approda davanti al Giudice del Lavoro di Latina e riaccende una questione che riguarda da vicino il riconoscimento concreto dei diritti delle Vittime del Dovere. Il finanziere, graduato del Ruolo d’Onore della Guardia di Finanza, riconosciuto Vittima del Dovere e collocato in congedo assoluto per riforma a causa dell’asbestosi pleurica, ha infatti promosso due ricorsi davanti al Tribunale di Latina contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze, il Ministero dell’Interno e l’INPS. L’obiettivo è ottenere la piena applicazione del principio di equiparazione tra Vittime del Dovere e Vittime del Terrorismo e, con essa, il riconoscimento di importanti benefici previdenziali.
Le azioni giudiziarie sono state promosse attraverso lo Studio Legale dell’avvocato Fabio Maria Vellucci del Foro di Latina. Al centro dei ricorsi ci sono, in particolare, due richieste: l’accredito figurativo di dieci anni di contribuzione, previsto dall’articolo 3 della legge 206 del 2004, e l’incremento del 7,5 per cento della retribuzione pensionabile previsto dall’articolo 2 della stessa legge, come successivamente modificato. Benefici che possono incidere in maniera significativa sull’anzianità contributiva, sull’importo della pensione e sul trattamento di fine rapporto o sugli istituti equipollenti.
La questione, dunque, va ben oltre una semplice rivendicazione economica. Il punto centrale è stabilire fino a che punto debba trovare concreta applicazione l’equiparazione prevista dall’ordinamento tra chi è stato riconosciuto Vittima del Dovere e le Vittime del Terrorismo. Dal Cin sostiene, attraverso i ricorsi, che tale equiparazione debba tradursi anche nel riconoscimento integrale dei benefici previdenziali previsti dalla legge e non limitarsi a un riconoscimento formale dello status.
La storia personale del finanziere rende ancora più delicato il contenzioso. Dal Cin ha contratto durante il servizio una grave patologia legata all’esposizione all’amianto, l’asbestosi pleurica, riconosciuta come dipendente da causa di servizio. Una malattia respiratoria progressiva e fortemente invalidante che ha determinato il suo collocamento in congedo assoluto per riforma.
È proprio qui che il caso assume un significato più generale. Il riconoscimento dello status di Vittima del Dovere dovrebbe rappresentare il punto di arrivo di un percorso amministrativo e medico-legale spesso lungo e complesso. Eppure, per ottenere alcuni dei benefici collegati a quello stesso riconoscimento, può rendersi necessario un ulteriore passaggio davanti alla magistratura. Una situazione che pone una domanda inevitabile: può chi ha già ottenuto dallo Stato il riconoscimento del sacrificio subito nell’adempimento del proprio servizio essere costretto a rivolgersi nuovamente allo Stato, questa volta nelle aule di giustizia, per ottenere la piena applicazione dei diritti che ritiene conseguenti a quel riconoscimento?
La risposta potrebbe arrivare presto. Le udienze relative ai due ricorsi sono state fissate per l’8 ottobre 2026 davanti al Giudice del Lavoro del Tribunale di Latina. La decisione riguarderà naturalmente la posizione individuale di Antonio Dal Cin e dovrà essere valutata sulla base delle domande e degli atti del procedimento, ma il contenzioso è destinato a essere seguito con attenzione anche da altre Vittime del Dovere che si trovano ad affrontare questioni analoghe.
Il caso Dal Cin, quindi, non riguarda soltanto una pensione o un calcolo contributivo. Tocca un principio molto più semplice e, proprio per questo, molto più difficile da eludere: quando lo Stato riconosce che un proprio servitore ha compromesso la salute nell’adempimento del dovere, quel riconoscimento deve trovare una traduzione concreta nei diritti previsti dall’ordinamento. Il prossimo 8 ottobre sarà il Tribunale di Latina a pronunciarsi sulle richieste avanzate dal finanziere.






