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Rischi nella Marina Militare, dai vaccini all’uranio impoverito

Lorenzo Motta svela gli scheletri nell’armadio della Marina Militare

La storia di Lorenzo testimonia che vi è una vera e propria epidemi silente all’interno della Marina Militare italiana. Non solo amianto, ma anche uranio impoverito e vaccini con metalli pesanti e altri additivi.

Il comandante del contingente Italiano a Baghdad e numero due della coalizione anti-ISIS, accende i riflettori sulla storia delle tragedie tra il nostro personale civile e militare. L’uso su larga scala di uranio impoverito in Iraq… dalle 300 alle 450 tonnellate, quantità 30 volte superiore a quella impiegata nei Balcani”, come riferito dal Gen. Roberto Vannacci.

Smentite ricostruzioni negazioniste, in linea con quanto dichiarato dall’Avv. Ezio Bonanni udito dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta della Camera dei Deputati all’adunanza del 06.12.2017, come ribadito nella relazione finale del 07.02.2018.

Lorenzo Motta è sottoufficiale della MM, purtroppo colpito da diverse patologie, riconosciute come causa di servizio in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006.

Sentenze su sentenze, decisioni su decisioni. Lo ribadiscono anche i legali del sottoufficiale, l’Avv. Ezio Bonanni del Foro di Roma e l’Avv. Pietro Gambino del Foro di Sciacca, sugli scudi per aver ottenuto significativi risultati, tra cui la sentenza del Consiglio di Stato n. 837/2016, con la quale si afferma il seguente principio di diritto: “nei casi come quello in esame, nell’accertare i presupposti sostanziali della dipendenza della patologia da causa di servizio la P.A. procedente ed i suoi organi tecnici sono gravati da un onere di istruttoria e di motivazione assai stringente, circa la sussistenza inconcreta, delle circostanze straordinarie e dei fatti di servizio che hanno esposto il militare ad un maggior rischio rispetto alle condizioni ordinarie di attività. Non considerano le appellanti che, nei casi delicati qual’è quello in esame, all’interessato basta dimostrare l’insorgenza della malattia in termini probabilistico – statistici, non essendo sempre possibile stabilire un nesso diretto di causalità tra l’insorgenza della neoplasia e di contesti operativi complessi o degradati sotto il profilo bellico o ambientale in cui questi è chiamato ad operare.

Il caso di Lorenzo è un caso molto particolare, in quanto si è arruolato giovanissimo per servire la propria patria e ha svolto missioni estere nel Mediterraneo, nel canale di Suez, Stretto di Gibilterra, Golfo Persico, etc., all’età di 24 anni (dicembre 2005), dopo aver navigato per circa 5 anni, è stato colpito da linfoma di Hodgkin.

Il giovane Lorenzo si arruola giovanissimo e sano come un pesce nella Marina Militare, afferma poi di aver affrontato numerose peripezie ma di esserne uscito sempre integro. Purtroppo a ferire Lorenzo non sono stati i colpi del nemico, ma i cancerogeni a cui è stato esposto dalla stessa Marina Militare.

Tra questi troviamo: amianto, benzene, onde ionizzanti e non ionizzanti, proiettili all’uranio impoverito, vaccini con additivi e metalli pesanti. Alla luce di questa triste storia l’ONA si è battuta contro le forme di negazionismo e di ostruzionismo.

L’associazione ha infatti costituito il “Dipartimento tutela esposti all’uranio impoverito” e ne ha affidato il coordinamento proprio al Sottocapo Lorenzo Motta, il nostro giovane eroe siciliano, che, nel frattempo, si era sposato con la Sig.ra Concetta, che gli ha dato 4 figli.

La storia di Lorenzo racconta di un miracolo

Il Sottocapo Lorenzo Motta era in chemioterapia quando la moglie lo ha reso padre di Nadia, una bambina che ora ha 13 anni. La storia prosegue cambiando teatro di guerra, dal campo di battaglia alle aule di Tribunale, la vita ha sempre prevalso sulla morte, e, come un dono di Dio, sono nati altri 3 figli, Asia, Alessandra ed Ersilia.

Un vero e proprio miracolo, non solo il fatto che Lorenzo sia ancora qui a raccontare la sua storia, ma anche la vittoria della causa, contro tutti e contro tutto. Una lotta ciclopica che vede il nostro eroe impegnato per la tutela dei suoi diritti e uno Stato Italiano per il quale ha servito che nega e nega anche l’evidenza.

La Sindrome del Golfo

Sono sempre più numerosi i casi di militari che a causa del loro servizio prestato alla Patria, contraggono poi alcune patologie o sindromi molto particolari. È il caso della Sindrome del Golfo e poi dalla Sindrome dei Balcani, secondo i dati dell’Osservatorio Militare, e coerenti con quelli dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, sono a centinaia, e più di 372 hanno perso la vita per tali neoplasie a fronte di un contingente complessivo di  7.693.

La strage dell’uranio impoverito

I proiettili all’uranio impoverito sono stati utilizzati principalmente dagli USA nella guerra del Golfo come nel conflitto sui Balcani. Questi proiettili sono stati utilizzati per disintegrare alcuni obiettivi tra cui carrarmati, installazioni a terra comprese quelle in cemento amianto.

Le “bombe all’uranio impoverito” erano in grado di scatenare tale forza distruttiva anche di energia termica di migliaia di gradi tale da polverizzare tutti gli obiettivi, che fossero: carri armati o installazioni a terra anche quelle in cemento amianto.

La temperatura di questi proiettili era in grado di generare una temperatura superiore ai 3000° e anche ai 5000°. I carri armati si riducevano in polvere. I metalli pesanti in nano particelle. I nostri militari e lo stesso Lorenzo Motta dovevano intervenire nei teatri bellici dopo l’utilizzo di questi proiettili.

Il paesaggio era lunare. Tutto era disintegrato. Radiazioni, nano particelle tra cui quelle di metalli pesanti, fibre di amianto, polveri di cemento. Il Motta e così gli altri nostri eroici militari, nel Golfo come nei Balcani erano ignari di questa situazione di rischio.

L’ONA in prima linea per le vittime

Oggi sappiamo con certezza che molte, troppe verità erano celate. Grazie a uomini come Vannacci e a chi ha vissuto la malattia o perso i loro cari, gli scheletri nell’armadio riemergono come cadaveri sulla riva dopo la tempesta.
Non solo.
Secondo il ministero della Difesa “… la forma in questione (del linfoma) non può attribuirsi allo stesso, pur considerando tutti i suoi aspetti descritti agli atti…”.
E di fatto nega i diritti ai militari della Marina che hanno svolto missioni all’estero, come Lorenzo Motta.

La nave Scirocco, sulla quale è stato imbarcato Motta Lorenzo, nostro giovane eroe, ha svolto missioni di antipirateria, antiterrorismo e impegno umanitario in linea con gli ideali e i valori dei nostri giovani militari della marina Militare.

Lorenzo Motta: giovane e coraggioso si ammala per la sua patria

Lorenzo è ancora vivo, libero e combatte in libertà la sua battaglia per lui, per i suoi figli e per i commilitoni, ma anche per coloro che sono morti, non ci sono più eppure, le loro voci riecheggiano nel cuore e nella mente di Lorenzo, e sembrano testimoniare in modo silenzioso, la tragedia dei nostri militari, quella che in termini crudi è riportata dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta della Camera dei Deputati.

Sprezzo del pericolo, dedizione alla patria e ai valori democratici, onore alla bandiera, con la quale si solcano i mari con le nostre unità navali, purtroppo, imbottite di amianto, cariche di proiettili all’uranio impoverito e di vaccini con additivi e metalli pesanti, è questa la gloria militare d’Italia ora, in questo periodo.

L’impegno è quello civile, sociale, umano nel progresso di tutta la collettività secondo i valori costituzionali. Le forze armate infatti secondo il disegno costituzionale, non hanno impiego bellico operativo offensivo, ma sono impiegate in azioni di pace e di tutela dei diritti fondamentali della persona e di difesa delle nostre istituzioni democratiche.

Ciò che ha contraddistinto Lorenzo durante la sua carriera è stato sicuramente il credere fortemente nei valori di realtà ed onore della Marina Militare italiana. Per questo motivo il protagonista della nostra storia ha deciso di intraprendere la carriera militare. Al momento dell’arruolamento Lorenzo ha superato le visite mediche grazie ad uno status salutare ottimale. Successivamente fu spedito a Taranto per il corso di addestramento ed è qui che ha iniziato ad inalare il cocktail di cancerogeni per l’utilizzo di amianto nelle diverse installazioni, compresi gli alloggi a terra, e poi con ulteriori fonti e condizioni di esposizione. Eseguito il corso di Specialista di sistema di combattimento e telecomunicatore, e quindi è stato esposto ad onde ionizzanti e non ionizzanti, e comunque a bassa frequenza altamente cancerogene.

Conseguita la specializzazione, è stato comandato di imbarcarsi sulla nave Scirocco, tristemente famosa per l’epidemia di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate tra coloro che vi hanno prestato servizio, e questo cocktail di cancerogeni si è rivelato devastante per il giovane Lorenzo.

Imbarcato già all’età di 20 anni nelle navi della Marina Militare gonfie di amianto e di proiettili all’uranio impoverito e con campi magnetici in grado di scatenare onde ionizzanti e non ionizzanti, inconsapevole del rischio mortale, ha compiuto il suo dovere.

All’età di 20 anni e mezzo il nostro giovane Lorenzo partecipa al concorso per far parte delle forze speciali della Marina Militare italiana, ed in particolare (Comando Subacqueo incursori). Questo corso è particolarmente impegnativo e contiene anche delle prove selettive e che prevede una preventiva verifica dello stato di salute che deve esser particolarmente prestante.

Per tali motivi Lorenzo Motta è stato sottoposto alle verifiche di idoneità fisica presso l’Ospedale Militare di La Spezia, i cui sanitari della Marina Militare, hanno attestato che fosse idoneo.

Il militare successivamente modificò il suo orientamento e decise di ritornare a bordo della Nave Scirocco e quindi iniziò il suo impegno nei teatri militari esteri.

Ha prestato servizio sulle unità navali che hanno navigato lungo il Mediterraneo, il Canale di Suez, lo stretto di Gibilterra, la Tunisia, la Grecia, la Turchia, Oman, Bahrain, a Gibuti, ai confini con la Somalia. «Iniziai la mia attività che per i successivi tre anni su questa nave non fu altro che vedere acqua, terre estere, mare e degrado perché nei posti bombardati dalla prima e dalla seconda guerra del Golfo di bellezza c’era ben poco. Noi militari, in questo contesto, cercammo di affidarci l’uno all’altro come una famiglia».

Vaccini militari, ombre e sospetti

La storia di Lorenzo getta anche qualche ombra riguardo la somministrazione dei vaccini con additivi e metalli pesanti e uso dei proiettili all’uranio impoverito.

Ebbene, Lorenzo è uno dei pochi appartenenti alle Forze Armate per i quali la Magistratura ha pronunciato una parola chiara: c’è causa di servizio in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006.

Il Ministero avrebbe dovuto spiegare per quale motivo non aveva riconosciuto la causa di servizio e la qualità di vittima del dovere, anche perché Lorenzo era sano come un pesce all’età di 20 anni e, all’età di 24, non è spiegabile che sia stato colpito da linfoma di Hodgkin.

Con lui si sono ammalati circa 7.500 tra coloro che hanno svolto missioni. Sono 372 i militari Italiani deceduti a causa dell’uranio impoverito, mentre, per le patologie asbesto-correlate sono almeno 3.500, di cui almeno 2.000 in Marina Militare, stime prudenziali dell’ONA.

Il verdetto del Consiglio di Stato

Proprio nella motivazione della sentenza del Consiglio di Stato, viene sottolineato il valore decisivo del contegno dell’amministrazione, la quale non è stata in grado di eccepire e dimostrare un decorso alternativo.

«Non riesci a immaginare che qualcuno possa farti del male o per ignoranza o perché lo sta facendo davvero. Ad esempio – continua Motta – si pensi a come deve essere fatta la vaccinazione contro il tifo. Secondo la norma, questa deve essere somministrata 30 giorni prima che il personale militare possa essere esposto nel territorio dove c’è il rischio di prendere questa malattia.
La somministrazione del vaccino avviene attraverso 3 pillole che devono essere assunte a giorni alterni per 3 giorni. Quindi in questo caso per sei giorni.
Ma non è successo.
Non hanno rispettato i 30 giorni. Addirittura, ci venivano somministrate le pillole tre giorni prima di sbarcare all’estero. E non è tutto. Nel braccio destro ci facevano il vaccino contro la febbre gialla, a sinistra ne somministravano un altro.

Dopo il trattamento vaccinale che ci hanno fatto, assolutamente non in regola, avevo, di sicuro, una deficienza immunitaria».


Purtroppo, Lorenzo non è stato l’unico a vivere questo brutto incubo, anche molti dei suoi colleghi hanno vissuto e vivono ancora oggi nelle stesse tristi circostanze.

Tra i ricordi di Lorenzo riaffiorano alcuni episodi tristi e preoccupanti. Dopo essersi sottoposti ai vaccini molti dei suoi colleghi durante la notte accusavano strani sintomi come: febbre,  gambe gonfie, occhi gonfi, nausea, vomito e in alcuni casi addirittura crisi epilettiche.

Tutto ciò potrebbe esser ricondotto al fatto che il loro sistema immunitario non rispondeva adeguatamente al programma vaccinale. Inoltre, si trovavano in un territorio estero esposto ad agenti tossici a causa degli americani che all’epoca hanno bombardato con munizionamento all’uranio impoverito.

«Purtroppo, sono stati molto bravi a far sparire il mio libretto vaccinale che tutt’oggi non si riesce a trovare.
Infatti il consulente tecnico d’ufficio, nominato dal Tar Lazio,

durante le indagini peritali ha chiesto espressamente al ministero della Difesa di riprodurre o recuperarlo ai fini della causa.
Dopo due anni non riescono né a trovare il libretto né tantomeno a riprodurlo
».

Le patologie da cui è affetto Lorenzo

Dopo anni di missioni effettuate su territorio estero, proprio nel momento in cui avrebbe potuto godersi la vita perché aveva tutto quello che desiderava, Lorenzo si ammalò improvvisamente.
Era il 2005 quando scoprì di essere affetto da una terribile patologia: il linfoma di Hodgkin.

La scoperta più straziante fu sapere di aver contratto il linfoma a causa delle nanoparticelle di metalli pesanti che aveva respirato durante le missioni e le esercitazioni all’estero. Missioni di cui il nostro eroe andava fiero.

«Ritornando alle missioni estere in diverse circostanze soprattutto a Manama in Bahrain e a Gibuti ai confini con la Somalia facevamo delle Campagne umanitarie.
Assistevamo soprattutto bambini che non stavano bene, in un centro ecclesiastico italiano
».

Per lui era un grande onore. Sentiva un forte bisogno di aiutare gli altri. Vedere la devastazione, osservare la vita di quei bambini ti apre gli occhi. Ti fa capire che c’è un altro mondo oltre i confini e che, troppo spesso, ci rifiutiamo di guardare.
La Marina Militare era il suo sogno, la sua vita e anche aiutare gli altri faceva parte di quel mondo, che si fondeva tra l’azzurro del cielo e quello del mare.
Ma quel sogno di un giovane ventenne iniziò a sfumare e le prime avvisaglie, ci furono proprio all’estero, durante le esercitazioni.

«In diverse circostanze ci siamo accorti che c’erano Forze della coalizione con una tuta speciale, delle bombole di ossigeno e una maschera che si agganciava sul naso e sulla bocca.  Noi non capivamo, pensavamo che fosse assurdo con le temperature che ci sono in Africa e in Somalia. Credevamo che fossero degli imbecilli.
Noi andavamo in pantaloncini e canottiera.
Eravamo noi gli stupidi.
Non sapevamo nulla. Nessuno ci ha mai parlato della pericolosità delle nanoparticelle di metalli pesanti e di uranio impoverito
».

Il 25 novembre dello stesso anno Lorenzo decise di sottoporsi ad un esame di biopsia presso il policlinico di Palermo.

«Dopo aver ricevuto i risultati dell’istologico, mi venne diagnosticato un linfoma di Hodgkin laterocervicale sovraclaveare destro. Mi ricoverarono d’urgenza per capire a che stadio era.
Mi sottoposero immediatamente al prelievo del midollo osseo un esame molto doloroso.  La stadiazione è risultata 2 A (una via di mezzo tra i diversi stadi). A quel punto mi vennero assegnati otto cicli di chemioterapia e 35 sedute di radioterapia per debellare il male.

Facevo un ciclo di chemioterapia ogni 15 giorni. La prima settimana. È stata devastante. Poi dall’ottavo giorno stavo un po’ meglio».

Lorenzo era sconfortato. A soli 20 anni si era trovato ad affrontare una terribile malattia senza la vicinanza dei suoi superiori.
«La cosa che mi ha fatto veramente molto male è stata non ricevere neanche una telefonata dal mio comando.
Nessuno dei miei colleghi sapeva nulla.
Quando ci siamo risentiti dopo la mia malattia mi dissero che non avevano saputo niente. Infatti, molti colleghi, quando hanno letto sui giornali quello che mi era successo mi hanno contattato immediatamente. Sembra che i vertici della Marina Militare abbiano tenuto nascosto tutto».

Esercitazioni della Marina Militare, tutta la verità!

Oltre alle missioni estere Lorenzo ha partecipato anche alle campagne umanitarie i marinai della Marina Militare venivano sottoposti a diverse esercitazioni che si svolgevano tra gruppi di varie nazionalità.
Una di queste era testare tutto il sistema d’armi delle unità navali. Una flottiglia è composta da 6,7,8 navi di ogni nazionalità.

«Ricordo che l’esercitazione – si chiamava Silph trials – non era altro che una simulazione di guerra.  Gli attacchi aerei erano finti ma gli aerei passavano ugualmente e tutto quello che era munizionamento veniva sparato realmente. Missili, siluri, cannone 127/54 di prora, cannoni 40/70 sinistra e di dritta.
Potevo vedere tutte queste navi che facevano fuoco e si alzava un enorme polverone in aria.

Io, che ero ha detto alle comunicazioni, stavo nella parte alta della nave e respiravo tranquillamente questa polvere non sapendo che mi avrebbe portato a questo terribile male».

Una lieta notizia in arrivo

Mentre Lorenzo si sottoponeva al primo ciclo di chemioterapia, il medico aveva comunicato a Lorenzo e a sua moglie del fatto che e a causa delle terapie non avrebbe più potuto avere figli.

Proprio mentre Lorenzo si sottopose alla chemio arrivò una lieta notizia che, però, in quel momento destò paura e stupore nella giovane coppia. Ma sua moglie rimase incinta proprio in quel periodo e fu un miracolo.

E decisero, insieme, di portare avanti la gravidanza. Un figlio in quel momento terribile agli occhi di Lorenzo sembrò un dono. La sua fede, la speranza e l’amore aiutarono la giovane coppia a superare la paura, infatti la bambina è nata in salute e sana come un pesce. Il momento non era certo il più adatto per affrontare questa nuova sfida sia dal punto di vista economico sia per la malattia di Lorenzo.

Sapeva che quella era la cosa giusta e sapeva che l’amore va oltre ogni regola, può essere imprevisto, folle e inaspettato. Ma sarebbe stato altrettanto folle rinunciare A una gioia che avrebbe portato nella sua vita speranza.

Il periodo roseo durò ben poco.  A distanza di poco tempo i Carabinieri notificarono a Lorenzo una lettera. Su questa c’era scritto che le sue competenze stipendiali dal mese successivo si sarebbero ridotte del 50%. Se la malattia si fosse protratta per ulteriori tre mesi si sarebbero ridotti a zero. Sua moglie era incinta e furono sfrattati di casa. Il dolore psicologico e la frustrazione lo portarono a chiedere aiuto.

«Sono dovuto andare in cura al Centro di Igiene Mentale perché non riuscivo più a vivere. A volte pensavo realmente di suicidarmi perché la mia vita non aveva un senso. Senza soldi, senza stipendio, una moglie incinta, sfrattato da casa e per vivere andavo a lavare i piatti in un ristorante. Mi ritrovai senza nulla dopo aver avuto tutto».

La perdita del lavoro, dei sogni e della dignità

Nel 2005, quando Lorenzo si è ammalato, ha presentato la domanda di causa di servizio. Fino al 2006 fu in malattia e, il 15 ottobre di quell’anno nacque sua figlia. Il giorno dopo, la Marina Militare lo convocò perché rientrasse presso la scuola militare di Taranto per un concorso. In quel contesto, fu sottoposto alle visite e hanno predetto che la malattia stava scomparendo.

Si chiama “remissione della patologia” in termini tecnici. Gli fu conferito lo 0% di invalidità, questo per farlo ritornare in servizio.

Lorenzo ha ricevuto la comunicazione che avrebbe dovuto effettuare servizio a terra per 3 mesi, e lo mandarono ad Augusta, che è una base altamente contaminata da benzene, benzidina, per non parlare dell’amianto. Tutti cancerogeni dannosi per gli esseri umani e, in modo particolare del Sottocapo Lorenzo Motta, già colpito dal linfoma di Hodgkin, notoriamente sensibile a queste esposizioni.

Arrivato ad Augusta, base attenzionata dall’ONA per l’utilizzo di amianto nelle installazioni a terra e per la condizione di rischio nelle unità navali, Lorenzo fu comandato di recarsi in infermeria per essere sottoposto alle visite di controllo.

Gli dissero, infatti: “Signor Motta noi abbiamo appreso che lei ha una seria patologia, e perciò, stiamo facendo i controlli che ci ha detto di fare l’ospedale militare di Taranto”.

Lorenzo replicò che era idoneo al servizio, così gli era stato detto dai medici di Taranto, ma non la pensarono così quelli di Augusta.

Nel 2007 l’ospedale militare di Augusta lo congedò.
Dissero che non era più abile a fare il marinaio della Marina Militare quindi lo transitarono nei ruoli civili del ministero della Difesa.
Non solo lo congedarono ma mantennero l’idoneità pari a zero. Fece un anno di aspettativa a casa.

Fin quando a ottobre fu assunto come dipendente civile del ministero della Difesa.

L’incontro con l’ONA e l’avvocato Ezio Bonanni

Un giorno ricevette una telefonata da un carissimo amico, l’onorevole Falco Accame, ammiraglio e presidente della ANAVAFAF (Ass. Naz. Assistenza Vittime Arruolate Nelle Forze Armate).

«Lui mi mise la pulce nell’orecchio: “Lorenzo ma tu sei stato all’estero – disse – sei sicuro di non essere stato a contatto con l’uranio impoverito? Sei stato sottoposto a vaccinazioni? Ti ricordi se in quei posti c’era l’aria pesante?”. Grazie a lui i ricordi di Lorenzo riaffiorarono. Iniziò a rendersi conto che c’erano tante cose che non andavano.
Conobbe, così, l’avvocato Pietro Gambino e l’avvocato Ezio Bonanni.
Bonanni gli chiese di diventare il coordinatore dell’ex dipartimento vittime uranio impoverito e vaccini dell’ONA.
Per un periodo lo fece ma, successivamente, dovette abbandonare questo incarico perché aveva molte cose da gestire.  Peraltro, promise all’avvocato Bonanni di tornare, un giorno, ad occupare quel posto all’ONA.

 «Ho aiutato tanti ragazzi che ora non ci sono più. Molte mogli sono rimaste vedove. Possono raccontare la storia.

 Grazie all’esperienza fatta sulla mia pelle sono riuscito ad aiutare questi ragazzi a non cadere nell’inganno come me che dopo aver vinto tutti i gradi di giustizia della giustizia amministrativa mi ritrovo ancora oggi a non avere niente in mano. 

Dopo aver parlato con l’ammiraglio contattai un avvocato e feci istanza di causa di servizio. Chiesi che la mia patologia fosse riconosciuta perché attinente al servizio».

Era il primo luglio del 2010 quando ricevette la notifica della non dipendenza da causa di servizio.
Il ministero della Difesa non ha riconosciuto la dipendenza da causa di servizio.

Il ricorso al TAR è stato depositato nel 2010

Nel frattempo, Lorenzo sentì di nuovo Falco Accame. Gli disse che non avevano riconosciuto la sua causa. Lui gli chiese se avesse fatto l’istanza per l’equiparazione a Vittima del dovere ma Lorenzo non sapeva neanche di cosa si trattasse.

«Mi chiese anche se avevo dei campioni bioptici così mandai mia madre a prendere i vetrini in paraffina all’ospedale di Palermo.  Poi li inviai alla dottoressa Antonietta Gatti di Modena.

 Nel 2012 presentai la relazione della dottoressa Gatti nella quale vi era scritto che era inequivocabile l’esposizione ambientale».

L’avvocato la integrò al ricorso iniziale al TAR e nel frattempo Lorenzo, coni suoi legali, decise di fare un’istanza per essere definito Vittima del dovere.

Lo chiamarono all’ospedale militare di Torino per sottoporlo a visita. Gli diedero il 23% di invalidità e per i medici risultò rientrante per i benefici previsti dalla legge.  Ma il comitato di verifica si oppose e così fece un altro ricorso al TAR.

«Nel 2015 Il TAR fissò l’udienza e mi dà immediatamente ragione.
Mi rappresentarono l’avvocato Gambino e l’avvocato Ezio Bonanni.
Sentenza di primo grado: il consigliere relatore Floriana Rizzetto intravede il nesso probabilistico.

Annulla l’atto fatto dalla Pubblica Amministrazione e mi dà ragione.
Ma, purtroppo, non finisce qui.
Il ministero della Difesa appella la sentenza di primo grado».

I servizi di assistenza gratuita ONA

L’ONA ha costituito il Dipartimento delle Vittime della Marina Militare ma anche dell’Uranio Impoverito e dei Vaccini. Lorenzo Motta annuncia il rientro nella sua funzione di coordinatore del dipartimento dopo un periodo di stasi dovuto alle sue condizioni di salute “più agguerrito di prima”, dismette l’uniforme del marinaio della Marina Militare, per diventare il nuovo guerriero dell’ONA.

L’esperienza ventennale di Lorenzo Motta ha fatto si che molti militari si affidassero alla sua storia grazie all’intervento degli Avvocati Ezio Bonanni e Pietro Gambino, hanno ottenuto leggendari risultati. Ecco la decisione di Lorenzo Motta del perché del ritorno al fronte, in modo che altri militari come lui possano avere la speranza di avere una vita. Per questi motivi l’ONA è sempre in trincea, per la tutela dei diritti delle vittime.

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