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I giochi dell’antica Roma: 10 passatempi perduti

Nella società romana, il tempo libero era scandito da attività ludiche diffuse in ogni ceto sociale. Il gioco costituiva una componente rilevante della vita quotidiana, con regole spesso codificate e strumenti dedicati. Erano passatempi praticati ovunque, dalle strade alle domus, fino all’interno delle caserme militari.

Tra i passatempi più noti vi era il ludus latrunculorum, un gioco strategico per due partecipanti che prevedeva l’uso di pedine su una griglia. L’obiettivo era circondare e catturare i pezzi avversari, con dinamiche che ricordano in parte gli scacchi moderni. Era praticato soprattutto da adulti e soldati.

Il duodecim scripta rappresentava un altro esempio di gioco da tavoliere. Si svolgeva su una superficie incisa con dodici linee e prevedeva l’uso di dadi e pedine. Il movimento dei pezzi seguiva combinazioni numeriche precise, rendendo il gioco articolato e competitivo.

Molto diffuso anche il tabula, considerato un antenato del moderno backgammon. I giocatori muovevano le pedine lungo un percorso stabilito in base al lancio dei dadi. Le regole erano già piuttosto strutturate e richiedevano abilità nel calcolo delle mosse.

Già a quei tempi si era soliti divertirsi con attività che ricordano molto i giochi da tavolo, che forse hanno preso ispirazione proprio da queste attrazioni storiche. Nelle tesserae lusoriae venivano impiegate per l’appunto delle specifiche tessere rettangolari che potevano rappresentare divinità o entità specifiche e come può ben immaginare chi conosce ad esempio le regole del Mercante in fiera, in cui le carte sono associate a vari personaggi, non tutte presentavano lo stesso valore ai fini del gioco.

Un passatempo semplice ma molto praticato era quello delle noci. I bambini utilizzavano piccole noci come oggetti da lanciare o colpire, con modalità simili al gioco delle biglie. Questo tipo di attività era comune nelle strade e non richiedeva strumenti complessi.

Il tali era un gioco basato sull’uso di ossicini, spesso ricavati dalle zampe di animali. Lanciati come dadi, potevano assumere diverse posizioni e punteggi. Era diffuso sia tra adulti che tra giovani e poteva avere varianti regionali. Il micatio era invece un gioco di riflessi e intuito, praticato da due persone che, contemporaneamente, mostravano un certo numero di dita gridando una cifra. Vinceva chi indovinava la somma totale. Era molto popolare nei mercati e negli ambienti militari.

Tra i giochi fisici si distingue il harpastum, una sorta di antenato del rugby, sport che ha più di 150 anni di età ma dal regolamento molto complesso da stilare, ci vollero infatti ben 8 anni per stabilirlo. Anche nel suo antenato si giocava con una palla di piccole dimensioni e soprattutto si prevedeva il contatto fisico tra i partecipanti. Era apprezzato per il suo valore atletico e spesso utilizzato come esercizio dai legionari.

Il trigon era un gioco con la palla praticato da tre giocatori disposti a triangolo. Richiedeva rapidità e precisione nei passaggi, e si svolgeva spesso nelle terme o negli spazi pubblici. Infine, il ludus Troiae rappresentava una forma più spettacolare di intrattenimento, riservata ai giovani aristocratici. Consisteva in evoluzioni equestri complesse, eseguite in gruppo secondo schemi prestabiliti. Aveva anche una funzione educativa e celebrativa.

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