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GLAUCOMA: OCCHIO ALLA NEUROPROTEZIONE

Parlare di glaucoma tutto l’anno. Non solo dal 6 al 12 marzo, quando il mondo celebra la settimana di prevenzione di questa patologia che in Italia affligge circa un milione e 200 mila persone. Perché il glaucoma è un killer che agisce silenzioso consegnandoci le tenebre. E al buio no, non si può vivere.

Conosciuto anche come “il ladro silenzioso della vista” che agisce indisturbato sul paziente fino a quando la diagnosi non dà scampo, “il glaucoma è una malattia degenerativa del nervo ottico e del campo visivo che, quando diagnosticata, purtroppo è già tardi”, spiega il professor Gianluca Manni, direttore della Clinica Oculista al Policlinico Universitario Tor Vergata a Roma e responsabile del Programma Aziendale per il trattamento dei glaucomi. “Per fortuna nuovi algoritmi terapeutici che prevedono la neuroprotezione, farmaci ipotensivi oculari a lento rilascio, innovative procedure chirurgiche mini invasive, dimostrano come un adeguato trattamento può migliorare la qualità di vita dei pazienti glaucomatosi.

Curare il glaucoma, abbassando la pressione oculare e proteggendo direttamente le strutture le cellule nervose, consente al malato di affrontare in maniera migliore la vita di tutti i giorni. Le novità principali nella cura del glaucoma consistono quindi nella chirurgia mini invasiva del glaucoma e nella neuro protezione. Molto utile anche il laser con una potenza ipotensiva oculare pari ai colliri che, dice il prof Manni, può essere proposto al paziente come primo approccio terapeutico al posto della terapia in collirio. In generale è fondamentale iniziare la terapia precocemente soprattutto se sono presenti determinati fattori di rischio che il medico deve saper valutare (spessore della cornea e familiarità in primis). Secondo Manni, “il successo della terapia del glaucoma è tutto nel rallentare la progressione della patologia. Largo dunque a colliri, laser e chirurgia guardando ogni singolo paziente con glaucoma (in altre parole: curare il paziente con la malattia e non la malattia da sola), ponendosi come obiettivo una pressione oculare più bassa garantendo così la stabilità del campo visivo”.

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