
La lotta alla violenza sulle donne passa dalla repressione, ma deve cominciare molto prima: dall’educazione, dalla famiglia, dalla scuola e dalla capacità delle istituzioni di riconoscere tempestivamente i segnali di rischio. È il messaggio emerso dagli Stati Generali contro il Femminicidio, svoltisi il 1° settembre nella Chiesa degli Artisti, a Piazza del Popolo a Roma. All’iniziativa, promossa dall’Associazione Alleati con Te e dalla presidente Catia Acquesta, hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, delle forze dell’ordine, della magistratura, del mondo accademico, delle associazioni e della società civile. Tra i protagonisti anche la Fondazione Artemisia ETS, con l’intervento della presidente Mariastella Giorlandino, che ha posto l’accento sulla presenza affettiva e sull’educazione ai rapporti interpersonali come strumenti fondamentali per intervenire sulle radici culturali e relazionali della violenza di genere.
Ad aprire la giornata è stato Monsignor Antonio Staglianò, rettore della Chiesa degli Artisti, che ha presentato i “Dieci Comandamenti” e i “Due Pilastri” contro la violenza di genere, richiamando la necessità di un cambiamento culturale profondo e di una responsabilità che coinvolga l’intera comunità. A rendere ancora più urgente il confronto sono i numeri: secondo i dati del Ministero dell’Interno riportati durante l’incontro, nel primo semestre del 2026 sono state uccise 34 donne, otto delle quali in casi riconosciuti come femminicidio dalla nuova norma penale. Le analisi del Servizio Analisi Criminale indicano inoltre nell’ambito familiare e nelle relazioni con partner o ex partner il principale contesto nel quale maturano gli omicidi.
Sul fronte della prevenzione è intervenuto il Questore di Roma Roberto Massucci, sottolineando l’esigenza di un coordinamento continuo tra forze dell’ordine, servizi territoriali e comunità educanti. Formazione degli operatori, rapidità nell’intervento e capacità di intercettare precocemente i segnali di pericolo diventano elementi decisivi affinché una richiesta di aiuto possa trasformarsi immediatamente in protezione. Particolarmente significative anche le testimonianze di Filomena Di Gennaro e Maria Antonietta Rositani, sopravvissute a gravissime aggressioni, che hanno portato all’interno degli Stati Generali l’esperienza diretta di chi la violenza l’ha subita.
Mariastella Giorlandino ha invece riportato l’attenzione sull’origine educativa del problema: prevenire significa anche garantire ai figli presenza affettiva, attenzione quotidiana e un’educazione solida alle relazioni. Una prospettiva che porta a considerare la violenza di genere non soltanto come un fenomeno da affrontare attraverso il diritto penale, ma come una questione culturale e sociale sulla quale devono agire insieme famiglia, scuola, comunità e istituzioni.
È proprio su questo modello che opera la Fondazione Artemisia ETS insieme ad Artemisia Lab Academy, attraverso ascolto e presa in carico tempestiva, sostegno psicologico, consulenza legale, interventi clinico-ricostruttivi gratuiti per le donne che portano sul corpo i segni della violenza e attività educative e di prevenzione rivolte ai giovani. La Fondazione ha inoltre definito protocolli operativi con la Polizia di Stato per rendere immediato il raccordo con le forze dell’ordine e collaborazioni con il Ministero dell’Istruzione e del Merito sul versante educativo.
Dagli Stati Generali arriva dunque una richiesta precisa: costruire una rete nazionale capace di mettere insieme istituzioni, sanità, scuola, forze dell’ordine e società civile. Perché intervenire quando la violenza è già esplosa resta indispensabile, ma la sfida decisiva è riuscire a riconoscerla, prevenirla e fermarla prima che possa trasformarsi nell’ennesimo femminicidio.





