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Dal Liverpool in Coppa dei Campioni al Valencia in Champions: i fasti di Roma e Lazio in Europa

Roma e Lazio nella loro storia calcistica hanno vissuto stagioni europee di grande prestigio, alternando imprese memorabili a delusioni rimaste nella memoria collettiva. Le due squadre principali della Capitale, pur vantando tradizioni differenti sul piano internazionale, hanno entrambe sfiorato traguardi di assoluto rilievo nella massima competizione continentale per club, la Champions League. Ma è ormai già da qualche anno che non godono di vere e proprie imprese fuori dai confini nazionali. Forse l’ultima grande serata può essere individuata nella rimonta della Roma contro il Barcellona, nei quarti di finale del 2018. Mai, però, Roma e Lazio hanno dato seriamente l’impressione di poter sollevare la coppa ‘dalle grandi orecchie’ e d’altro canto i media e le quote sulla Champions League vedono come candidate al titolo delle superpotenze apparentemente inarrivabili per le formazioni capitoline.

La Roma e la finale di Coppa dei Campioni del 1984

Il punto più alto mai raggiunto nella principale competizione europea coincide con la finale di Coppa dei Campioni della stagione 1983-1984. Protagonista fu la Roma guidata allora da Nils Liedholm, che arrivò all’ultimo atto del torneo dopo un percorso di grande solidità, costruito su equilibrio tattico e qualità tecnica. La finale assunse contorni ancora più significativi perché venne disputata allo Stadio Olimpico di Roma, circostanza che sembrava poter offrire un vantaggio ambientale decisivo ai giallorossi. Di fronte c’era però il Liverpool, una delle squadre più forti e strutturate del calcio europeo di quegli anni, già abituata a confrontarsi con la pressione delle grandi occasioni.

Il match terminò sull’1-1 dopo tempi regolamentari e supplementari. La Roma ebbe diverse occasioni per indirizzare l’incontro, ma la sfida si trascinò fino ai calci di rigore. Dal dischetto prevalsero gli inglesi, lasciando ai capitolini una delle delusioni più amare della propria storia sportiva. Quella notte rimane tuttavia il vertice europeo romanista: una finale di Coppa dei Campioni giocata in casa e sfiorata fino all’ultimo dettaglio.

La Lazio e i quarti di finale di Champions League del 2000

Per la Lazio invece il miglior risultato nella moderna Champions League risale alla stagione 1999-2000, annata che coincise con uno dei cicli tecnicamente più ricchi della storia biancoceleste. La rosa allenata da Sven-Göran Eriksson disponeva di grande qualità in ogni reparto, con giocatori di profilo internazionale e una struttura tattica competitiva anche oltre i confini nazionali.

La Lazio superò brillantemente la fase a gironi e si presentò ai quarti di finale con ambizioni concrete. L’avversario era il Valencia, che in quella stagione avrebbe poi raggiunto la finale del torneo perdendola contro il Real Madrid. Il doppio confronto si rivelò estremamente complesso. Gli spagnoli imposero ritmo, organizzazione e intensità, vincendo la gara di andata in Spagna per 5-2. Nella sfida di ritorno all’Olimpico i biancocelesti ebbero almeno la soddisfazione della vittoria con uno stretto 1-0 ma nel computo totale delle reti vennero eliminati.

Due percorsi diversi, un’eredità europea ancora viva

Roma e Lazio hanno raggiunto il proprio apice continentale in epoche differenti e con formule diverse della competizione. I giallorossi arrivarono a un passo dal titolo nella vecchia Coppa dei Campioni, mentre i biancocelesti seppero inserirsi tra le migliori otto d’Europa nella Champions moderna, più ampia e competitiva. Entrambi i risultati continuano a rappresentare parametri storici di riferimento. Ogni nuova partecipazione europea delle squadre capitoline viene inevitabilmente confrontata con quelle imprese, simboli di stagioni in cui Roma e Lazio riuscirono a sedersi, almeno per un momento, al tavolo delle grandi del calcio continentale.

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