Editoriale del Direttore

TEVERE, IO TI SALVERO?

L’interrogativo che ci dobbiamo porre è quello se intendiamo seriamente perseguire l’obiettivo della salvezza, oppure se siamo inesorabilmente agnostici, consapevoli e impotenti, inconsapevoli e gaudenti, sadici e masochisti, comunque precipitati nel gorgo che porta giù, verso gli inferi, in un infimo senza appello, senza un che, ma con un chiaro e stordente perché. Insomma, per l’ennesima volta e questa davvero letale, il Fiume Tevere, deificato dai Romani come “Pater Tiberinus” , ha ricevuto il peggiore degli insulti, sino a farlo divenire fetido simulacro di morte, per la Città che gli deve le origini, Roma, per tutto il suo corso, sino alla foce e al Mare Nostrum, avviluppato in un sudario trapunto da miriadi di carcasse, d’ogni specie di vita acquatica, in putrescenza.
associazioni, ARPA, polizie, stampa, cittadini, ancora una volta impotenti, in coro a constatare la catarsi, la catastrofe avvenuta e ad annunciare nuove “inutili” indagini. Eppure, il Fiume, dovrebbe essere rispettato come un dio. Addirittura dovremmo festeggiarlo l’8 dicembre con le Tibernalia, battere moneta, farne aurei e sesterzi come fecero Adriano e Vespasiano… Proteggerlo e onorarne la bellezza con parchi fluviali, percorsi protetti e vigilati, come per il Reno a Francoforte e la Senna a Parigi … Macché! Fatevi un giro e fatevi un’idea. Siamo di fronte allo schifo dello schifo, a responsabilità determinate dall’uso dei fitofarmaci proibiti in agricoltura, piuttosto che da ricorrenti scarichi criminali, dal micidiale percolato di centinaia di discariche abusive, che costellano l’alveo tiberino e del basso Aniene, dei fossi e dei controfossi inselvatichiti dell’Agro Romano, ove si nascondono orribili segreti, che rendono vieppiù velenoso l’humus e invisibili i disperati, “salvati” e abbandonati, abbrutiti lungo omertose sponde. Ma vi siete mai chiesti cosa comporta la mancata manutenzione del sistema fognario, oltre l’impaludamento dell’Urbe, ogni volta che piove? Il dilavamento di concentrazioni tossiche elevate a potenza e la fatale combinazione chimica con le scarse acque del Tevere? L’antico dio, definito Albus per le sua linfa chiara, ahimè oggi è irriconoscibile e infrequentabile per nostra colpa, per carenza di cultura etica. Ecco, quel che non si vuole capire, quel che ci manca. Altro che transizione ecologica e digitale… Prima di ogni sofisma innovativo, occorre affrontare la questione di base, educativa generale. Se non infondiamo nella intimità delle nostre meningi e del nostro cuore, il concetto del rispetto dei valori fondamentali, ineludibili, cui si deve ispirare ogni nostra attività, non possiamo passare alla fase successiva, salvo diversamente rincorrere gli effetti di cause irrisolte. Adesso il danno è profondo, ben più grave di quel che pure appare. Del resto, il Tevere è pur sempre il Fiume della Capitale e ne è immagine e somiglianza, purtroppo divenute pessime. Occorrerebbero anni e forza d’animo straordinari per venire a capo di decenni d’incuria ed abbandono, semmai ci sarà un soprassalto di responsabilità e coraggio da parte di una collettività assente, che continua a rimirare lo scempio di se stessa.

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