
“Il sonno – spiega Lanari – è regolato principalmente dall’interazione tra due meccanismi: il processo circadiano e il processo omeostatico. Il primo è il nostro ‘orologio biologico’, un sistema interno di circa 24 ore, regolato nell’uomo principalmente dal nucleo soprachiasmatico dell’ipotalamo e sincronizzato soprattutto dalla luce ambientale”.
Il processo omeostatico, invece, “determina la pressione di sonno: più a lungo rimaniamo svegli, più aumenta il bisogno di dormire, che si riduce durante il sonno. L’alternanza di questi due processi stabilisce quando siamo fisiologicamente predisposti alla veglia e quando al sonno. Quando i nostri ritmi sociali, lavoro, scuola, spostamenti, vita serale, ci impongono di dormire meno o in orari non coerenti con il nostro orologio biologico, accumuliamo una vera e propria deprivazione cronica di sonno. Al di là delle diverse cause mediche di sonnolenza, questa ‘sonnolenza sociale’ è probabilmente una delle condizioni più frequenti nella vita quotidiana”. A incidere anche schermi, smartphone e Tv a letto.
“La melatonina – continua la neurologa – è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale soprattutto durante la notte e rappresenta uno dei principali segnali biologici che comunicano all’organismo che è arrivato il momento di dormire. La sua produzione è regolata dall’orologio circadiano e viene fortemente modulata dalla luce: la luce percepita dalla retina, in particolare quella ricca di lunghezze d’onda corte (blu-ciano), segnala al cervello che è ancora giorno e sopprime la secrezione di melatonina. Smartphone, tablet, computer e televisori possono quindi interferire con la fisiologia del sonno, soprattutto se utilizzati intensamente e a distanza ravvicinata nelle ore serali. L’effetto non riguarda però soltanto la luce blu: anche la durata e il contenuto stimolante dell’attività sugli schermi possono ritardare l’addormentamento. Per questo, più che demonizzare la tecnologia, è utile ridurre l’esposizione agli schermi nelle ore immediatamente precedenti il sonno e mantenere una corretta esposizione alla luce naturale durante il giorno”.
Altro problema la corretta respirazione.“Russare occasionalmente è molto comune – evidenzia Lanari – ma un russamento forte, abituale e associato a pause respiratorie può essere un segnale di apnea ostruttiva del sonno. Durante queste apnee le vie aeree superiori si restringono o si chiudono ripetutamente, provocando una riduzione o un’interruzione temporanea del flusso d’aria e frequenti micro-risvegli, spesso non percepiti dalla persona. I sintomi più comuni sono sonnolenza diurna, stanchezza al risveglio, cefalea mattutina, difficoltà di concentrazione e, naturalmente, russamento importante; il partner può riferire pause nel respiro o risvegli con senso di soffocamento. Tra i principali fattori di rischio ci sono sovrappeso e obesità, età, anatomia delle vie aeree, consumo di alcol e alcuni farmaci sedativi. È importante riconoscerla perché, se non trattata, l’apnea ostruttiva del sonno è associata a un aumento del rischio cardiovascolare e metabolico e può compromettere significativamente vigilanza e qualità di vita”.
Ma ecco quali sono le 5 regole pratiche di ‘igiene del sonno’ per un adeguato riposo. 1) mantenere orari regolari, soprattutto per il risveglio, anche nel fine settimana: la regolarità aiuta a sincronizzare l’orologio biologico;
2) usare la camera da letto esclusivamente per dormire, evitando TV, smartphone, computer e altre attività stimolanti; meglio anche non avere orologi continuamente visibili;
3) non compensare sistematicamente la notte dormendo fuori orario: evitare sonnellini prolungati o tardivi e mantenere un ritmo sonno-veglia stabile;
4) cercare luce naturale e attività fisica durante il giorno, preferibilmente nelle prime ore della giornata: sono importanti segnali per il nostro orologio biologico;
5) nelle ore serali ridurre ciò che ostacola il sonno: pasti molto abbondanti, alcol, caffeina e nicotina, soprattutto nelle ore che precedono il riposo.
Infine, una regola trasversale, ovvero non trasformare il letto in un luogo di veglia: “se non ci si addormenta, è preferibile alzarsi, fare qualcosa di tranquillo con luce soffusa e tornare a letto quando compare nuovamente sonnolenza”, conclude l’esperta.
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