Editoriale

IL RUOLO STRATEGICO DELLO SPORT NELLE PERIFERIE

22 giugno 2019
 – Ho seguito la conferenza stampa dedicata alla presentazione del Piano Sport e Periferie e la considero una occasione colta per chiarire quale dovrebbe e probabilmente sarà il senso di un impegno dello Stato e per esso del Governo nei confronti della collettività, attraverso le strutture sul territorio. Sentire da Giorgetti, Abodi, Sabelli e Sciscioli parlare del prevalente intento di riqualificare il patrimonio impiantistico, con l’obiettivo di ottimizzare la sicurezza ed il risparmio energetico, di rendere al massimo i tempi, i modi e gli spazi di fruibilità, eliminando le barriere architettoniche e burocratiche, attivando sinergie per rendere adeguati i flussi di risorse, andare oltre podi e medaglie per raggiungere il doppio traguardo di sport e salute, premiare le polivalenza ed aprire le scuole al territorio ed il territorio alle scuole, consentendo la massima fruizione delle opportunità, cancellando le cattedrali nel deserto sociale, mi è sembrato quasi uno di quei virtuosismi rossiniani da cui si esce sempre euforizzati, nonostante il Maestro Gioacchino ci abbia lasciato da oltre un secolo e mezzo. Salvo Abodi, lucidissimo nella sua analisi, gli altri rappresentano quel che prima non c’era al Foro Italico. Francamente, i ragionamenti dell’ingegner Sabelli, sannita dichiarato, appaiono talmente razionali da apparire rivoluzionari in un contesto come quello consolidato del sistema sportivo, in cui, fin dai tempi di Giulio Onesti e di Andreotti, il CONI era un ambito in cui le quadrature del cerchio non prescindevano dal menage di rito romano, comunque capaci di performance di livello alto, come riconosciuto. Adesso, dopo l’ultima Legge di Bilancio che ne ha rivoluzionato l’assetto, lo sport si avvia verso un rapido cambiamento in termini di speed e di efficienza, anche con un occhio particolare alla sicurezza, argomento che ha sottolineato in poche ma mirate battute il Ministro dell’Interno, Salvini, riferendosi alla qualità tecnologica necessaria degli impianti (cinquantaseimila) in funzione di eventi per il cui controllo tradizionale oggi lo Stato è sottoposto ad un demenziale stress organizzativo ed economico.

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