Fine Giubileo, allarme lavoro a Roma: 60mila occupati a rischio e nessun piano per il dopo

Con la conclusione dell’Anno Giubilare, a Roma circa 60.000 posti di lavoro attivati in concomitanza con l’evento rischiano di non essere rinnovati. Si tratta di lavoratrici e lavoratori impiegati in settori strategici come commercio, logistica, trasporti, accoglienza, servizi, sicurezza, cultura, multiservizi e sicurezza aeroportuale, che hanno garantito il funzionamento della città durante un appuntamento di rilevanza mondiale.
«Parliamo di un numero enorme, che fotografa una situazione grave e potenzialmente esplosiva sul piano sociale e che chiama direttamente in causa le responsabilità della politica e delle istituzioni», dichiara Ermenegildo Rossi, Segretario della UGL Roma e Provincia.
Secondo lo studio presentato dall’UGL in occasione del convegno tenutosi a Roma lo scorso 15 dicembre (Roma X10 Idee per il Futuro della Capitale), la fine dei contratti legati al Giubileo rappresenta una vera emergenza sociale ed economica, che non può essere liquidata come una semplice “conclusione naturale” dei rapporti di lavoro.
«Il Giubileo era un evento programmato, così come era prevedibile la sua conclusione. Non aver predisposto un piano di continuità occupazionale è una responsabilità politica e istituzionale», sottolinea Rossi.
«Non siamo di fronte ad un imprevisto, ma a una crisi annunciata – prosegue –. Decine di migliaia di persone rischiano di ritrovarsi senza lavoro dopo mesi di impiego continuativo e con competenze ormai strutturate. Persone che hanno garantito il funzionamento quotidiano della città durante un evento straordinario, con carichi di lavoro elevatissimi e tutele ridotte, e che ora rischiano di essere semplicemente scaricate».
Il rischio è duplice: da un lato un impatto sociale pesantissimo su migliaia di famiglie, dall’altro un indebolimento strutturale dei servizi cittadini, proprio in una fase in cui la Capitale continua a vivere una forte pressione turistica e organizzativa.
«Il Giubileo non può chiudersi lasciando dietro di sé una scia di precarietà e disoccupazione. Serve una gestione responsabile del “dopo”, che metta al centro il lavoro e la dignità delle persone, anche alla luce della carenza di manodopera in settori come alberghiero e ristorazione», afferma Rossi.
«Come UGL Roma non accetteremo che 60.000 lavoratori vengano trattati come manodopera usa e getta. Roma non può costruire grandi eventi e visibilità internazionale sulle spalle di lavoratori precari, per poi abbandonarli una volta spenti i riflettori».
«Su questo tema chiederemo ufficialmente un incontro con il Campidoglio: il rischio è quello di una vera bomba sociale che colpirà non solo chi perde il lavoro, ma l’intero tessuto economico cittadino. Il post-Giubileo non può trasformarsi in un deserto occupazionale. La politica dimostri di essere all’altezza», conclude Rossi.




