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Allarme sociale per usura, con il caro bollette gli strozzini ora guardano alle famiglie

Usura: maschio, di età compresa tra i 55 e i 65 anni, padre di famiglia, oltre a commerciante, artigiano o piccolo imprenditore che, per salvare la propria azienda, o per evitare di trascinare nel baratro l’intera famiglia, finisce al cappio degli strozzini. È questo l’identikit dell’usurato medio romano, oggi, al tempo della guerra, tracciato da Sos Impresa – che tra Roma e Lazio, presta assistenza a circa 120 vittime dell’usura – e dal Fondo Antiusura di Adiconsum. Persone mature che finiscono nel giogo dei prestiti a strozzo “perché il 50enne è consapevole di avere meno possibilità di un giovane nel trovare una nuova collocazione professionale, quindi, gioca il tutto per tutto per conservare ciò che ha”, spiega Lino Busà, presidente di Sos Impresa Roma e Lazio, interpellato da “Agenzia Nova”.

La barriera virtuale che preservava le famiglie dal fenomeno usuraio, coinvolgendo in larga parte i piccoli imprenditori, sembra essere caduta. Il caro bollette e l’aumento dei prezzi fanno dire a Confesercenti che i consumi caleranno da ottobre del 10 per cento. Un dato che rende credibile la valutazione della Cgil Roma che, invece, sottolinea come l’aumento dell’inflazione, da luglio 2021 a luglio 2022, ha bruciato un’intera mensilità di stipendio o di pensione. Da agosto 2021 ad agosto 2022, secondo i dati della Federconsumatori Lazio, inoltre, il costo dell’energia elettrica è aumentato del 263 per centro per le utenze domestiche del mercato tutelato per arrivare ad un aumento del 483 per cento nel mercato libero. Sul gas l’aumento registrato è del 337 per cento nel mercato tutelato mentre nel mercato libero raggiunge un incremento del 525 per cento. Per coloro che hanno acquistato casa le rate del mutuo, con tasso variabile, sono in aumento dai 30 ai 50 euro al mese. L’affitto, per coloro che non hanno un contratto con cedolare secca, da gennaio 2023 aumenterà almeno dell’8,1 per cento.

Numeri non rassicuranti che minano le riserve di liquidità già duramente intaccate nel periodo della pandemia, sia delle imprese sia delle famiglie, creando il terreno fertile per spingere anche padri di famiglia, stipendiati, a bussare alla porta degli usurai. “Il ricorso al fondo che gestiamo – dice Rino Tarelli presidente del fondo antiusura di Adiconsum – è cresciuto di più rispetto al periodo del Covid, ma stiamo parlando di due momenti critici diversi”. Di quello attuale, purtroppo, ancora non se ne vede il fondo. Sul perché le famiglie annaspino Tarelli ha una spiegazione: “L’andamento delle retribuzioni ha dinamiche che si rinnovano di 4 anni per 4 anni” dovute ai rinnovi dei contratti di lavoro, quindi la crescita salariale “è cadenzata e non omogenea con i costi dei prezzi di materie prime e alimentari che viaggiano a una velocità maggiore. Con queste premesse è naturale aspettarsi una platea di famiglie in difficoltà economica sempre maggiore”.

Pensare all’usura come ad una classica attività svolta dalla malavita, oggi è concetto superato dato che “il fenomeno si è evoluto ed è praticato da insospettabili. L’usuraio – dice Tarelli – può essere un vicino di casa o un amico. L’offerta, inoltre, cresce perché cresce la richiesta di soldi da parte anche delle famiglie”. La fotografia attuale della realtà mostra che “lo stipendio, alcune volte non basta più a causa di spese non indispensabili. Altre volte, purtroppo, non si arriva a fine mese perché uno degli elementi su cui si sostiene la famiglia ha perso il lavoro”. Richieste di accesso al fondo antiusura ne arrivano tantissime ma il presidente dello sportello precisa che “il fondo non è un sussidio ma un prestito a tutti gli effetti ad un tasso del due per cento, che il beneficiario deve essere in condizione di restituire”. La restituzione “ha una duplice funzione: la prima è quella di rieducare la famiglia o il beneficiario alla buona gestione dei soldi che forse si era persa; l’altra funzione è quella di poter reimpiegare le somme recuperate per aiutare altre famiglie”.

Se la famiglia è il nuovo “prodotto” su cui l’impresa usuraia investe, l’imprenditoria comunque resta un mare ampiamente navigato. È presto, secondo Sos Impresa Lazio, per rendersi conto degli effetti nefasti. “Siamo in una fase – prosegue Busà – in cui tra vittima e usuraio c’è ancora quella sorta di luna di miele che precede la stretta del cappio”. Una fase, cioè, in cui il prestito è stato elargito e “l’usuraio viene visto ancora come l’amico o benefattore cosa che non è stata la banca che non ha concesso il sostegno”. Presto, questa luna di miele, purtroppo finirà e a Sos Impresa lo sanno bene. “A Roma, il fenomeno si mescola alla tradizione popolare – osserva Busà -. Non a caso, è qui che è stato coniato il termine ‘cravattaro’ con cui si identifica colui che, nel quartiere, tutti conoscono e sanno avere disponibilità a elargire piccoli prestiti. Nel corso del tempo, agli usurai tradizionali si sono aggiunte altre figure come le reti professionalizzate: società finanziarie più o meno regolari, mediatori creditizi, professionisti che hanno parvenza legale ma che in realtà sono strozzini”. Un circuito sempre più difficile da far emergere perché “a differenza del passato, l’usuraio presta soldi in contanti e pretende rientri in contanti. Niente più assegni post datati che lasciano troppe tracce”.

Tra gli assistiti dell’associazione presieduta da Busà figurano “imprenditori edili che, a causa della crisi del settore di alcuni anni fa, si sono rivolti ad amici per monetizzare assegni poi letteralmente ceduti a usurai meno accomodanti nelle restituzioni, e più pretenziosi nelle richieste”. Al cappio, però, per svariati motivi, restano imbrigliati anche dipendenti pubblici. Busà porta l’esempio di “un impiegato di enti comunali dell’area provinciale di Roma che gestendo una polisportiva, si è trovato in difficoltà per pagare forniture e ha chiesto un prestito a un suo collega di lavoro. Quando ha ritardato a restituire la somma, il suo collega lo ha invitato a chiedere soldi a soggetti poco raccomandabili di Roma che lui stesso gli ha indicato. Il debito che aveva con una persona che conosceva, quindi, è finito in mani di persone senza scrupoli che lo hanno trascinato in un vortice di richieste a cui non è riuscito più a far fronte dovendo poi confrontarsi con il ‘recupero crediti’ non certo amichevole”.

Contrastare il fenomeno, dal punto di vista giudiziario, sembra essere sempre più difficile. “Incastrare l’usuraio non è semplice perché lascia sempre meno tracce. Quindi – conclude il presidente di Sos Impresa Lazio – gli usurai aumentano, sia perché aumentano le richieste di prestito, ma anche perché si guadagna molto e si rischia sempre meno”.

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