Iran, Pahlavi: “Basta negoziare con i terroristi, paese libero porterà opportunità economiche”

(Adnkronos) – “Bisogna fermare un regime che minaccia il traffico via acqua e bisogna mostrare coraggio. Questo regime non cambierà. Basta ricatti, basta prendere ostaggi, basta negoziare con i terroristi. Immaginate che un Iran liberato si impegnerebbe immediatamente a riportare la stabilità regionale, a collaborare con i propri Paesi vicini, con gli israeliani e con i sauditi. Non dovrete più fare attività di polizia nel Medio Oriente perché a quel punto si apriranno le porte anche a opportunità economiche, a una prosperità. Qualcosa che porterà quindi a un mondo più stabile”. Lo ha dichiarato il principe Reza Ciro Pahlavi, figlio dello scià deposto dalla rivoluzione del 1979, durante un incontro ieri organizzato presso il Centro studi americani di Roma, in occasione della sua visita in Italia.
“Ed è questo che è in gioco – ha aggiunto Pahlavi – gli iraniani sono pronti a fare la loro parte, ma abbiamo bisogno di aiuto dall’esterno. Questo dovrebbe essere il nostro focus. Dovremmo sfruttare questa opportunità d’oro che forse non si ripresenterà per decenni in futuro. Qual è il costo di consentire che questo accada rispetto invece a mettere fine a questo regime? Contemporaneamente questo eliminerà ogni problema che avete avuto sin dall’inizio del regime: la minaccia nucleare, il supporto delle organizzazioni proxy e il terrorismo radicale che si diffonde in Occidente, l’instabilità regionale, la belligeranza rispetto ai paesi vicini”.
In merito alla chiusura dello stretto di Hormuz, Pahlavi ha dichiarato: “Tutti sono nervosi in merito alla stabilità economica e all’aumento del prezzo del petrolio. Tutti ce ne rendiamo conto ma c’è un prezzo ancora più alto da pagare. Se la situazione prosegue in questo modo, le conseguenze saranno peggiori di quanto possiate immaginare. C’è un animale ferito che ora farà rappresaglie per vendicarsi e questo non può essere consentito. L’alleanza fra Teheran e Mosca è uno degli elementi fondamentali di cui preoccuparsi. Non so quale sia la posizione della Cina, credo abbia una prospettiva molto a lungo termine sui processi globali. Generalmente alla Cina non interessa che tipo di regime deve affrontare, a patto che i propri interessi economici siano conservati. È soltanto una questione di calcolo. Per i paesi democratici l’approccio è diverso e la cosa migliore è esprimere solidarietà con i popoli che hanno le stesse visioni e gli stessi valori”.
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