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Donne e filosofia

E’ assai diffuso presso il grande pubblico il pregiudizio secondo cui le donne sarebbero poco portate alla filosofia. La tesi, sostenuta da numerosi grandi pensatori del passato, è che uomini e donne abbiano una natura diversa. In questo senso la razionalità e la logica (caratteristiche maschili) vengono contrapposte all’emotività e all’intuizione (elementi ritenuti femminili). Si tratta di un’idea che si può ritrovare, tra gli altri, in Aristotele, Kant, Hegel e Rousseau.

Per molto tempo a nessuno è venuto in mente che, partendo da simili presupposti, è impossibile spiegare perché nei corsi di filosofia i docenti si confrontino con una larga maggioranza di studentesse. Oggi la situazione è per fortuna cambiata; alcune pensatrici di primo piano del XX secolo – basti menzionare S. Weil, H. Arendt e E. Stein – hanno di fatto aperto la strada, e ai nostri giorni la presenza femminile nei circoli accademici è ben più radicata di quanto fosse alcuni decenni orsono.

E’ del resto sufficiente leggere quotidiani e settimanali a grande diffusione per constatare la crescente importanza del pensiero femminile in ambito politico e nella società, pur se percepibile più all’estero che in Italia. Anche nel campo degli studi filosofici, nel corso degli ultimi decenni, i temi femministi hanno acquisito una rilevanza che ha condotto all’istituzione di cattedre e di centri universitari specificamente orientati allo studio del ruolo delle donne nella storia del pensiero.

A chi giudica strano questo modo di procedere, si può rispondere che basta sfogliare un qualsiasi manuale per accorgersi che la storia della filosofia continua ad essere vista come una serie di “grandi pensatori” (al maschile). Di qui la presa di coscienza che occorre leggerne in modo diverso lo sviluppo e, soprattutto, che bisogna lavorare affinché la presenza delle donne si espanda anche nell’ambito filosofico.

Il pensiero femminista parte dell’assunto che la donna, in quanto soggetto ancora debole e spesso oppresso (si pensi a quanto accade nei Paesi in cui domina il fondamentalismo islamico), presenta una prospettiva originale e foriera di potenziali innovazioni. L’idea è quella di produrre una filosofia non staccata dalla vita quotidiana, ma in grado di dare indicazioni concrete, ovvero una filosofia impegnata che non si rifiuti di guardare come stanno le cose nel mondo di tutti i giorni.

In seno alla filosofia femminista dialogano scuole e tradizioni diverse, mentre le nuove prospettive da essa promosse hanno condotto a un riesame di molti problemi attuali. In un primo momento in bioetica e nel campo dei diritti umani, e poi anche in quello delle scienze sociali e della filosofia politica.

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Michele Marsonet

Filosofo, Professore di filosofia della scienza e metodologia delle scienze umane, Presidente del dipartimento di filosofia e vicerettore per le relazioni internazionali dell’Università di Genova

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