Editoriale del Direttore

RIFLESSIONI DEL DIRETTORE – “DAI BARBERI AI BARBARI‏”

Torno a Roma per apprendere che Via del Corso, direttissima da Piazza del popolo a Piazza Venezia, che consentiva ai cavalli barberi, non montati da fantini, di correre liberamente lungo l’arteria vitale dell’Urbe, passando per Largo Chigi, sarà da oggi presidiata con tre posti di blocco al fine di intercettare i barbari. Stessa sorte tocca al Colosseo una volta destinato ai giochi violenti ed ora a rischio di violenza. Appare chiaro che questa è la prima conseguenza di quanto accade da due giorni in Libia, ma anche per la politica senza senso o sconsiderata degli anni che furono e in particolare degli ultimi, quando supinamente si è consentita la crescita di un mostro come quello dell’ISIS, dopo aver già bevuto l’amaro calice di Al Quaeda. Il rituale è sempre lo stesso: lasciamo che la situazione degeneri per poi intervenire con misure d’emergenza. Sembra quasi la storia dello smaltimento rifiuti in Italia e in particolare a Roma … . *** Il Carnevale romano contava su una lunga tradizione di tornei e corse quando nel 1462, con l’elezione al pontificato di papa Paolo II, venne appositamente realizzata l’attuale via del Corso, allora via Lata. Di tutte le corse del Carnevale romano, la corsa dei cavalli barberi era l’evento principale.
I cavalli “scossi” venivano raggruppati proprio sotto l’obelisco di piazza del Popolo accanto al quale venivano costruite delle tribune dalle quali le persone più ricche e potenti della città potevano assistere da vicino alla partenza della gara. Le altre persone affittavano dei posti lungo la via Lata per assistere alla corsa. I balconi che affacciavano sulla via erano gremiti di gente che lanciava fiori e confetti ai forestieri, e adornati con drappi e broccati. I meno fortunati, invece, erano costretti ad affollarsi sulle pendici del Pincio. Nei momenti che precedevano la partenza, i cavalli erano tenuti dai barbareschi (gli odierni stallieri) con difficoltà perché aizzati e infastiditi da spilli inseriti in palle di pece che venivano attaccate sulla loro groppa. Quando si udivano gli spari a salve, tutti sapevano che la Corsa era cominciata. I cavalli venivano lanciati lungo via del Corso verso piazza Venezia, dove un grosso drappo sospeso in aria segnava la fine del percorso. L’arrivo e la “cattura” dei cavalli scossi, intimoriti e per nulla propensi a fermarsi di fronte ai barbareschi sono ricordati come momenti estremamente spettacolari per quella folla vogliosa di emozioni forti. Tanti nobili, reali, artisti e viaggiatori accorrevano a Roma per la corsa e ne lasciarono traccia nei loro scritti fino all’unità d’Italia quando, nel 1874, Vittorio Emanuele II decise di abolire per sempre questo evento a causa della morte di un giovane ragazzo, che assisteva alla corsa e fu travolto e ucciso. Questo fatto segnò così l’inizio del declino del Carnevale romano.

Ruggero Alcanterini

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