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PUGNO CHIUSO, MANO APERTA – Editoriale del Direttore

No, non vi voglio raccontare di lontane esperienze balneari nella “perla” del Gargano e nemmeno del saluto comunista in alternativa al fascista, con la mano aperta e il braccio levato, ma penso al saluto COVID del pugno contro pugno, che ha messo fine alla mano nella mano con stretta, quel gesto che per alcuni valeva più di un contratto su carta bollata, firmato dal notaio. Adesso, chi decide di fidarsi, rischia il contagio e pure la multa. Dunque, esenzione forzata da gesti d’amicizia, fair play, aiuto a tirarsi su, dall’approccio tenero con una possibile altra metà, dal trattenere un tenero virgulto da proteggere, dal fare un allegro girotondo. Ecco, a proposito di teneri virgulti e girotondi, forse – Covid o non Covid – è venuto il momento di scendere in campo per proteggere chi non teme la pandemia da virus, ma gli umani che ne sono affetti, che non rinunciano alla loro attività rapinosa contro il verde, contro le foreste per via del pregio del legno e del suolo da destinare a colture lucrose nel breve termine, desertificanti nel medio lungo. Quel che capita nelle Indie, in Africa, in Sud America, in Australia, in Siberia, non esime l’Europa e in particolare i Paesi dell’Est. Da noi, quel che viene risparmiato dal fuoco estivo finisce nei vortici alluvionali dell’autunno. Allora, ecco che il pugno chiuso, ma di ferro, potrebbe avere un senso, se si decidesse di proteggere seriamente il patrimonio forestale e boschivo, considerandolo parte essenziale della nostra stessa vita, di un equilibrato sistema, in assenza del quale nulla avrebbe più senso. Forse, per salvarci da noi stessi, avremmo bisogno di un lockdown davvero prolungato, oltre l’immaginabile. Provate a pensare, a ricordare, se ne avete maturato il tempo, come era il nostro paradiso/inferno appena cinquant’anni fa e com’è adesso. Basta soltanto questo per farci capire di cosa siamo stati capaci di fare, riversando miliardi di tonnellate di plastica ovunque, di inquinanti altamente tossici nell’acqua che beviamo, di rendere inospitale lo stesso bacino del Mediterraneo, da sempre oasi di pace climatica. Adesso ci rimane una via di mezzo, giusto la mano semiaperta per un ciao, prima dell’estremo gesto del “vaffa”, per un addio.

Ruggero Alcanterini

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