Editoriale del Direttore

JOHNSON, LA CRISI PLANETARIA E IL SENSO DELLE COSE

Francamente, me ne infischio! Questa sembra essere purtroppo non una battuta, come domani è un altro giorno, ma la filosofia generalizzata dei comportamenti, pur a fronte di una situazione senza ripari, che grida vendetta. Paradossalmente, tutto è cominciato da un momento straordinario di cambiamento, dalla invocata caduta del ”Muro” e dalla fine della Guerra Fredda, diversamente oggi, dopo trentaquattro anni, divenuta calda, anzi caldissima, visto l’alzarsi esponenziale della temperatura. Ecco, per chi ha fatto l’esperienza ed ha la possibilità di ragionare non nel brevissimo periodo, appare chiara l’involuzione che si è determinata. Le democrazie occidentali hanno subito lo sconquasso da successo, piuttosto che un fisiologico rafforzamento. Qualcuno si è voluto liberare di personaggi scomodi e di partiti di tradizione, facendo strame di quelli che erano presidi di garanzia, della qualità della politica e per converso delle stesse istituzioni. Soprattutto si è fatta della mera macelleria a spese di stati e popoli sovrani, si è dato il via libera ai satrapi del profitto e si è ghigliottinato il Protocollo di Kyoto, avviando una veloce agonia del Pianeta. Quello che è capitato a cavallo del secondo e del terzo millennio è quanto di peggiore ci si potesse attendere, oltre ogni limite dell’irragionevolezza. Sequenze ultime di una storia in bilico tra l’orrido e il criminale, a fronte di piaghe “bibliche” come devastazioni ambientali, pandemie, guerre, carestie, economie fuori controllo, migrazioni forzate, ci danno prova e dimensione dello sprofondamento di una collettività incapace di recuperare il senso comune delle cose. Ma come si può continuare a rincorrere il quotidiano, fatto di assurdi egoismi, di ricatti, di ostentati vizi e di rare virtù? Le dimissioni obtorto collo di Boris Johnson non sono adesso una buona cosa, come la sua affermazione legata alla vicenda Brexit non era altro che una vittoria di Pirro, a fronte di una Comunità Europea incapace di volare, di perseguire gli obiettivi primari essenziali per cui era nata dopo la Seconda Guerra. Adesso, dopo settant’anni, lo spettro bellico è tornato, ma il vecchio continente continua ad essere una scatola in gran parte vuota o piena d’effetti placebo, tant’è che ha ripreso vigore la NATO. Per il resto, gli annunci per una drastica transizione ecologica appaiono velleitari, posto che i combustibili fossili e il nucleare continuano a farla da padrone, sotto tutti punti vista. Infine, uno sguardo dal ponte, quello magari di Genova, sulle liti nell’italico pollaio. E’ evidente che la credibilità dei partiti e dei leader è uscita definitivamente distrutta dal manifesto disinteresse per il voto da parte dei cittadini, che hanno in gran parte staccato la spina. Minacciare crisi di governo in questo contesto, come proporre provvedimenti che non siano più che priorità irrinunciabili per la collettività – a fronte di una crisi planetaria epocale – è un non senso. Del resto, tutto quello che doveva accadere è già accaduto, compresa la comprova del concetto democriteo che nulla si crea e nulla si distrugge, senza conseguenze trasformanti, con buona pace dei genieri e dei guastatori, che si sono avvicendati e continuano la loro opera inutile e perversa in questo scampolo di storia.

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