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Il genio di Tellus, Quadarella e De La Roche

Sarà perché il Natale è vicino, sarà perché in certi momenti si ha la sensazione di essere fuori dal tempo e dallo spazio, ma in questi giorni e in particolare ieri ho avuto la sensazione di essere affabulato, ovvero precipitato in un clima ovattato e sterile, come se tutto avvenisse per via della forma, piuttosto che per la sostanza. Giravo per il centro di Roma, che pensavo dovesse essere in preda al caos compulsivo, che si accompagna in genere ai cacciatori di regali e ai dissipatori delle tredicesime… E, invece, macchè, mi sono trovato nel deserto, come se in via di Ripetta o in via della Scrofa fosse scoppiata la bomba atomica. Alle 21.00 non c‘era nemmeno un bulimico, un disperato amante della pizza o dei fritti in prossimità di Piazza del Popolo. Un clima surreale che mi ha consentito di guardare con un occhio diverso il peccato mortale architettonico della nuova Ara Pacis e soprattutto la nuova sistemazione della monumentale tomba di Augusto, tornata alle suggestioni originarie, bellissima tanto quanto una perla su di un broccato liso e sberciato, quello di cui adesso in gran parte la Città Eterna si ammanta, ma memore del secolare nobile uso e riuso. Insomma, nel rigore umido e freddo di una notte omaggiante il messaggio opimo ed ottimista della Tellus, protagonista tra i rilievi dell’Ara, memore della nostra grandezza, mi sono risarcito con l’ennesimo bagno energetico al balsamo di sport, quello nel Gala voluto da Opes e dal suo mentore Marco Perissa, all’indomani della Cerimonia dei Collari e della Messa degli Sportivi, occasione che ha avuto il pregio di proporre in esclusiva l’astro nascente del nuoto azzurro e mondiale, la dirompente Simona Quadarella, gaia e disarmante, semplicemente bella ed elegante, in tutto il suo splendore di giovane donna all’inizio di un viaggio, quello che già la vede impegnata nella scoperta delle meraviglie, che lo sport può riservare ad ognuno, sempre che se ne rispettino le essenziali regole. A tal proposito, l’altra stella che ha infuso emozione, che inossidabile continua a brillare di una straordinaria luce propria, lo storico numero uno della danza jazz e vice presidente di Move , Andrè De La Roche, ha detto ieri, sempre sul palco dell’Ara Pacis: “ La danza e lo sport hanno molto in comune, forse sono la stessa cosa ed oltre il talento occorrono costanza, carattere, sacrificio e rispetto di se stessi”. Proprio quello che serve per andare avanti e sfidare le incognite e le sorprese della vita, anche in una serata strana, diversa come quella di ieri nella Roma imperiale.

Ruggero Alcanterini

Direttore responsabile de L’Eco del Litorale

redazione

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