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Fondazione The Bridge, con progetto “Ma sei fuori? Raccontamelo” la fragilità mentale arriva nelle scuole

Gli studenti hanno realizzato racconti brevi, tavole illustrate, fumetti e fotografie con un focus sulla schizofrenia. Premiata la classe V C LSSA dell’Istituto “Tito Sarrocchi” di Siena

Esprimere la fragilità mentale, con un focus sulla schizofrenia, ponendo l’accento sul benessere mentale come fattore determinante di salute e sulla necessità di prendersene cura sia nei confronti di sé stessi sia verso gli altri. È il progetto “Ma sei fuori? Raccontamelo”, ideato dalla Fondazione The Bridge per l’anno 2022, che ha coinvolto, attraverso la piattaforma CivicaMente, che ha veicolato il contest, gli studenti degli Istituti scolastici secondari di secondo grado. Numerose le scuole che in tutta Italia hanno aderito all’iniziativa. I ragazzi hanno realizzato racconti brevi, tavole illustrate, fumetti e fotografie sul tema dello stigma associato alla fragilità mentale, con la collaborazione di Elisa Canaglia aka @Elliespaper, illustratrice e Francesco Muzzopappa, scrittore, che hanno prodotto delle pillole destinate ai social.

I lavori degli studenti sono stati premiati nel corso di una cerimonia online e un voucher di 2mila euro per l’acquisto di materiale didattico è stato assegnato alla classe V C LSSA dell’Istituto “Tito Sarrocchi” di Siena.

Il progetto “Ma sei fuori? Raccontamelo”, si pone in continuità con “Ma sei fuori?”, il contest nel 2020 nel quale si chiedeva alle classi partecipanti di realizzare uno slogan sul tema dello stigma. In questa seconda fase, il punto di partenza è rimasto quello della fragilità mentale con focus sulla schizofrenia, ma si è voluto porre l’accento sul benessere mentale e sulla necessità di prendersene cura. Ciò sulla scorta soprattutto della pandemia da Covid -19, che ha impattato fortemente sulla salute mentale dei ragazzi che si sono trovati per un lungo periodo a vivere una serie di condizioni inaspettate quali l’isolamento, l’impossibilità di relazionarsi con i coetanei, di svolgere le attività ricreative, di viaggiare e di andare a scuola in presenza. Questa modalità di vita ha fatto emergere e accentuare dei malesseri, riportando la salute mentale al centro dell’interesse collettivo come bisogno primario.

“È con piacere che porto il mio plauso a questa iniziativa, che ritengo essere di grande valore per il messaggio che veicola” ha detto Marco Osnato, Presidente della VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati, aggiungendo che “parlare di benessere mentale e della necessità di prendersene cura è fondamentale soprattutto dopo la pandemia. Sensibilizzare il mondo della scuola e porre l’attenzione sui ragazzi significa non solo riconoscere l’importanza del tema, ma anche investire su quelli che saranno gli adulti di domani. I lavori realizzati hanno rivelato una grande creatività e il bisogno che i giovani hanno di parlare di salute mentale, per questo sarà importante non perdere di vista questa necessità, e incoraggiarla e sostenerla”.

Alla premiazione è intervenuta anche la senatrice Sandra Zampa, membro della 10ª Commissione permanente Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale: “Voglio ringraziare la Fondazione The Bridge, che con questa iniziativa ha il merito di aver avviato un progetto originale, che coinvolge tante scuole. Il dinamismo della società civile è preziosissimo e l’impegno delle associazioni è fondamentale. Nel progetto “Ma sei fuori? Raccontamelo” si pone l’accento sul benessere mentale e credo che prendersi cura di questa esigenza sia un’azione che deve coinvolgere attivamente i giovani, i quali devono diventare essi stessi motore di cambiamento. L’OMS ci esorta a essere consapevoli che la salute è il risultato complessivo di un benessere mentale. Mi piace, molto, quindi, questo invito a raccontare, perché raccontare ha un effetto liberatorio rispetto a sé stessi e agli altri”.

Secondo la Presidente di Fondazione The Bridge, Rosaria Iardino, “il punto di partenza è come i disturbi mentali facciano spesso precipitare gli individui e le loro famiglie in una condizione di solitudine e isolamentoe non vengano considerati dai più al pari di altre patologie, ma letti come stranezze, spesso pericolose. A causa della stigmatizzazione e della discriminazione, capita talvolta che le persone con disturbo mentale perdano, anche se non definitivamente, i propri diritti umani in termini economici, sociali e culturali”. 

Lo stigma, in particolare, si basa su pregiudizi senza alcun fondamento scientifico – ha sottolineato Iardino – ma rischia ugualmente di danneggiare l’autostima, di creare un etichettamento che può rappresentare un ostacolo insormontabile all’accesso ai servizi e che causa, nel tempo, un fattore di aggravamento della patologia e un forte ostacolo ai possibili percorsi di riabilitazione, non solo per il paziente, ma anche per la famiglia di appartenenza. Per questo, riconoscere che le patologie mentali impattino sul mondo giovanile, soprattutto in termini di esordio e cura, significa contestualmente aumentare la sensibilizzazione nei loro confronti contribuire ad abbattere lo stigma a favore della dignità delle persone”.

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