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Editoriale

COP 26, 27, 28, 29, 30 … SUL PONTE SVENTOLA BANDIERA BIANCA

La mia indole non è davvero pessimista, ma quando avevo dato il buongiorno a COP 26, qualche giorno fa, non me la ero sentita di suonare le trombe, sull’onda dell’entusiasmo generato dalla premessa del G20 a Roma. Era ed è evidente che i defilamenti dei leader di Cina Russia, Brasile… il rimpallo al 2070 dell’India, la difesa coesa degli OPEC, Arabia Saudita in testa, per il petrolio e dell’Australia per il carbone, costituiscono impedimenti insormontabili rispetto ad un serio patto da condividere senza indugi per il rispetto del creato. Se si vuole avviare un processo di salvaguardia e forse di salvezza per il Pianeta, non basta accusare i potenti di fare inutili “bla, bla, bla…”, ma occorre avviare un processo rivoluzionario, liberando da vincoli industriali la ricerca, che porti prima che poi a soluzioni energetiche alternative, appunto diverse dal petrolio e dal carbone, fonti ricchezza per i paesi detentori, che non vi rinunceranno mai, costi, quel che costi. Bisogna avere il coraggio, oggi, piuttosto che tra dieci, venti o quarant’anni, di scegliere il male minore tra le fonti alternative, compresa la nuova versione del nucleare, in ogni caso come risposta di pace rispetto all’immanente pericolo come deterrente bellico, orribilmente sperimentato in Giappone alla fine della Seconda Guerra Mondiale.
Diversamente, prepariamoci alla progressiva catarsi, ad un suicidio di massa, a convivere con l’emergenza, posto che le prove generali le stiamo facendo già lottando con il COVID. La catastrofe ambientale ahimè non risparmierà nessuno, nemmeno i cinici paperoni e gli oligarchi del “fossile”.
…Mr. Tamburino non ho voglia di scherzare
rimettiamoci la maglia i tempi stanno per cambiare.
Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro…
SUL PONTE SVENTOLA BANDIERA BIANCA
(Battiato)

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