E’ inaccettabile che il Bel Paese sia lasciato in balia degli eventi non sempre di origine naturale, anzi. Se Noemi viene massacrata e sepolta sotto un cumulo di pietre, il suo carnefice è un borderline minore; se una vagabonda tedesca viene seviziata e stuprata a Villa Borghese, ormai terra popolata dagli zombi, si tratta di un evento borderline; se le guardie mediche divengono luoghi rischio teatro delle peggiori violenze, gli autori sono sempre borderline, come gli attentatori che nel mondo vengono convenzionalmente presentati come dei “fuori di testa” borderline, piuttosto che terroristi.
In realtà, si tratta di storie criminali che ci si rifiuta di accettare come evidenza di un malessere, di un fallimento in corso del nostro sistema, della nostra civiltà zoppa, che pecca soprattutto sul versante educativo.
Diciamo che il problema di fondo è la mancanza di rispetto, ovvero di un principio essenziale, che non viene considerato per quello che dovrebbe essere, ovvero la pietra angolare di una collettività civile. Il rispetto delle regole, delle persone, dell’ambiente, dei beni comuni, della proprietà altrui, dei servizi al cittadino è esattamente il contrario dell’ognun per se e Dio per tutti.
Lasciare soffocare il territorio nel caos iconografico dei writers, dei rifiuti, del verde inselvatichito, degli immigrati salvati e abbandonati ovunque in una raccapricciante “invisibilità”, significa veder cambiare colore alle muffe che aggrediscono giorno dopo giorno le rughe e le piaghe da decubito di questa società, che si ostina a definirsi civile, ma che ha perso la bussola e il giusto orientamento.
E la soluzione? Forse, come cantava Gaber:
“…Una brutta giornata. chiuso in casa a pensare. una vita sprecata. non c’è niente da fare. non c’è via di scampo. mah, quasi quasi mi faccio uno shampoo…”.
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