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GLI STATI GENERALI E LO SPORT DEI SENTIMENTI

17 gennaio 2019
– Ieri, nel mitico Salone d’Onore al Foro Italico, è andata in scena ed anche in onda streaming la seconda edizione degli Stati Generali nell’era Malagò, per il CONI. Non c’erano posti assegnati nominalmente e documenti da discutere, non c’erano proprio tutti e le assenze di alcuni Presidenti di Federazione, piuttosto che di Enti di Promozione, di Benemerite, indipendentemente dal numero, si notavano comunque tra la folla di delegati animati dal sentimento di appartenenza. Diciamocelo subito, che se ci si aspettava magari una sorpresa, un coniglio dal cilindro in veste progettuale, le aspettative sono andate deluse e forse l’occasione persa, tanto quanto quel che avvenne nel novembre 2017, quando gli Stati Generali furono strutturati con relazioni di vaglia e approfondimenti con una visione del panorama sportivo oltre il sistema, ma poi, dopo le conclusioni che lasciavano la porta aperta addirittura per una iniziativa di riforma costituzionale e per il rilancio dei Giochi della Gioventù, venne l’attesa degli eventi politici, con tutte le conseguenze del caso, nel bene e nel male. Dunque, ieri, un appuntamento pieno di vibrazioni, pulsioni, di reazioni e di qualche segnale di temperanza e uno di plateale protesta contro la giustizia sportiva, tutte manifestazioni di decine di testimoni in ordine gerarchico, che hanno espresso spesso il disappunto e il disagio di chi ritiene di essere stato vessato. Eppure, i due Sottosegretari di Stato alla PCM, Giancarlo Giorgetti e Simone Valente, dando dimostrazione di equilibrio e conoscenza, oltre l’atteso, avevano rassicurato l’assemblea sulle intenzioni del Governo, volte al solo cambiamento del nome e dei vertici del CONI Servizi SpA, in funzione di uno scopo allargato alla promozione della cultura della salute mediante la pratica sportiva, partendo dalla scuola di ogni ordine e grado. Sentirsi dire che occorre esaltare la meritocrazia e la competenza, incoraggiare il volontariato, sostenere il ruolo agli animatori sportivi sul territorio, semplificare la burocrazia fiscale che impastoia gli slanci dei filantropi di prossimità, garantire lavoro e previdenza degli operatori sportivi, preziosi e valenti tal quali gli artigiani, allargare al “Sesto Cerchio” la prospettiva di uno sport realmente per tutti, con una visione sociale senza distinzioni di censo, sesso, età, colore, abilità potrebbe essere la risposta ai dream che per decenni hanno animato l’impegno di uomini dello sport e della politica, molti dei quali nel frattempo passati in Borea. Diciamo che alla chiarissima e sorprendente dichiarazione d’intenti di Giorgetti e Valente, con il mantenimento delle leggi e dei decreti esistenti, Melandri e Pescante compresi, hanno risposto a tono, consapevoli della partita in gioco, alcuni personaggi dei vertici sportivi come Carraro, Ricci Bitti, Grandi, Pancalli, Molea… Gli altri, ripeto erano assenti, non hanno parlato, hanno evitato il confronto discutendo di altro, oppure, com’è capitato con rappresentanti di Federazioni, DSA, atleti, tecnici, delegati regionali e provinciali non hanno resistito all’esigenza di dichiarare affetti, contrarietà e preoccupazioni, di chi ritiene di essere ingiustamente colpito da un provvedimento iniquo, da un fallo a gamba tesa, da un lutto e hanno dato la sensazione di finire spiaggiati, come iper reattivi, nobili, ma disorientati delfini. Quella di ieri è stata anche l’occasione per far emergere elementi di confusione, malumori e malesseri, che si sono basati su di una presunta “riforma”, laddove purtroppo non esiste nemmeno allo stato larvale di progetto, consegnando comunque al Presidente Giovanni Malagò, reiteratamente invocato, quel che forse proprio si aspettava, ovvero l’ulteriore mandato a mediare. Infine, quel che è apparso come un vero colpo di teatro finale, positivo, ovvero la rassicurante dichiarazione del Segretario Generale, Carlo Mornati, che con molta calma e senso di responsabilità ha inquadrato la situazione nella logica algoritmica del competere con flessibilità, di operare con quanto comunque passa il convento, rimboccandosi le maniche, guardando al bicchiere mezzo pieno, piuttosto che a quello mezzo vuoto. (foto Mezzelani)

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