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EVOLUZIONE DEL RATTO, DA QUELLO DELLE SABINE AL DNA DI GERAS

13 SETTEMBRE 2016
– Qui ci vuole proprio il soccorso di Marco Tullio Cicerone, con la sua locuzione: “O tempora, o mores. ” Insomma, siamo passati dall’eccitante carnalità di un rapimento collettivo, quello delle fanciulle sabine da parte di Romolo e dei disperati single che aveva con se – giusto per consentire a Virginia di fare poi il Sindaco/a dei Romani – alla super crio sofisticata sottrazione di massa del mitico “segreto” della longevità, chiave per aprire la porta dell’eterna giovinezza, custodita da almeno tremila anni dal vecchio Geras, laddove si pensava che nessuno arrivasse mai a rubarlo, appunto nel luogo più recondito della Sardegna pietrificata, a Perdasdefogu. In sostanza, adesso abbiamo la chiara comprova che il nostro DNA ha un valore non soltanto come certezza della genitorialità o di un crimine commesso, ma che, se non finisce nelle mani sbagliate, può aprire scenari futuri oltre ogni fantasiosa immaginazione. Tanto interesse per i duecentomila campioni conservati al Centro Genos, dal 2000, la dice lunga e risponde a chi ritiene gli anziani un peso per la società, anziché una risorsa da difendere. D’altra parte, Geras, dio della vecchiaia, tra i Greci, era depositario di virtù, dalla saggezza, alla fama, al coraggio. E’ pur vero, che l’uomo non ha mai perso la speranza di trovare la fonte dell’eterna giovinezza e di andare in pensione prima possibile, ma per il momento ci dobbiamo accontentare di campare un po’ di più , non dimenticando mai di alimentare la sete di conoscenza e di stimolare i meandri della curiosità, di non spegnere mai la luce del cervello, quella che ci mantiene qualitativamente vivi, oltre il dato anagrafico.




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