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Editoriale del Direttore

LO SPORT DI LANDO

 22 AGOSTO 2019
– Ho aspettato l’uscita di Spiridon per esprimermi. Ho preso tempo per evitare la rissa da bar intorno al provvedimento di riforma e riordino dello sport, approvata dal Senato a larghissima maggioranza e che adesso – con la crisi di governo conclamata e la probabile conclusione anticipata della Legislatura, senza i decreti attuativi – è di fatto già carta da riciclo, né più, né meno che come tutte le altre leggi di riforma abortite nella prima Repubblica. Non avevo dubbi sul fatto che sarebbe arrivata una stoccata di rimessa da parte del CONI, secondo stile, modalità e soprattutto logica che fanno parte di un collaudato ed ancora efficace armamentario .
In poche parole, il fatto che un Comitato Olimpico faccia il proprio mestiere non si può e non si deve discutere. Diversamente, diventa problematico e imbarazzante insistere su di un modello “unico al mondo” nato tra il 1926 e il ’28, quando l’Italia era governata dal “regime” e il geniale Lando Ferretti trovò la quadratura del cerchio gerarchica, riassumendo nella sintesi del logo la fascistizzazione sostenibile del CONI e di tutto il sistema sportivo italiano, dai balilla ai dopolavoristi, passando per le federazioni ed il resto. Nel suo Libro dello Sport, sempre del ’28, mentre assumeva la direzione de Lo Sport Fascista, lasciando il vertice de La Gazzetta dello Sport e la Presidenza del CONI per divenire Capo Ufficio Stampa del Presidente del Consiglio, Benito Mussolini, Ferretti spiegava quali fossero la filosofia e le finalità del nuovo assetto, chiarendo che gli obiettivi primari erano quelli del migliore qualità psico-fisica degli italiani, anche in funzione militare. Nel CONI, a lui successero Augusto Turati, Leandro Arpinati, Achille Starace etc., che pur erano Segretari e dirigenti del Partito Fascista. Di fatto la Legge istitutiva fu implementata nel 1942 e via via ritoccata nei decenni repubblicani, lasciando marcire le questioni di fondo in ambito scolastico, educativo e salutistico, laddove le iniziative consapevoli di Zauli (Campionati Studenteschi e Campi Scuola) Saini ed Onesti (Centri Olimpia e Giochi della Gioventù) prima e dopo il Giochi di Roma nel 1960, con il supporto dell’Azione Cattolica e dei Partiti (Enti di Propaganda, poi Promozione Sportiva) rappresentarono comunque soluzioni parziali a tampone in una crescente confusione di ruoli. Rimasta la delega alla Presidenza del Consiglio per una funzione di controllo, la mancanza di un vero organo di governo, un Ministero dello Sport con reali poteri, ha prodotto nel tempo un micidiale fraintendimento, identificando di fatto gli ottimi risultati del nostro sport di livello come standard qualitativo e quantitativo di quello realmente praticato dagli italiani in funzione sociosanitaria.
Ma adesso, le chiacchiere sono di nuovo a zero. La diaspora politica sul governo del Paese sposta in là qualsiasi polemica sulla questione sportiva La decisione dei senatori difficilmente avrà seguito, posto che il Parlamento avrà ben altro a cui pensare in quel che rimane di questo mandato, salvo ribaltoni e nuove maggioranze, che potrebbero riaprire addirittura la questione sport con nuovi indirizzi e possibili contraccolpi nella gestione di Sport&Salute, che è pur sempre nella fase d’avvio. Diciamo che comunque vada il mondo dello sport dovrà ancora subire una fase di travaglio, nella relativa certezza di quel che verrà.




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