DOMANI E' UN ALTRO GIORNO - L'Eco Del Litorale | Notizie online


Editoriale del Direttore

DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO

Mentre c’è distrazione per provvidenze a pioggia ulteriori, che escluderanno ancora i pensionati, che rappresentano al contempo straordinaria fragilità e incredibile resilienza, posto che con le loro magre pensioni sostengono da sempre famiglie, stipendiano badanti e surrogano il latitante Welfare State, stando al percepibile, domani si verificherà un autentico tsunami dalle conseguenze imprevedibili, a fronte di incoerenti disposizioni nazionali e regionali, per la Fase Due, come sinonimo di pericolosi balbettamenti. Tanto rispettate le mille regole e proroghe della Fase Uno, quanto trasgredite si rischia che siano quelle del tempo che verrà. E’ ovvio che sia difficile accettare l’inerzia ad oltranza, soprattutto per coloro che il “Corona” lo hanno visto da lontano e in tv, ma forse varrebbe la pena fare un excursus storico , informarsi sulle dinamiche delle pandemie analoghe e in particolare su quella che più ha avuto somiglianza con l’attuale da COVID 19, la terribile “Spagnola” di nome, di fatto “Americana”, del 1918/21. Non spagnola ma americana, perché sembra accertato che il primo focolaio fu quello nello Stato del Kansas, nella contea di Haskell, come conseguenza di una insorgenza in campi militari di addestramento nel 1917 e che furono i soldati arrivati sul fronte europeo della Prima Guerra a fare di nuovo da untori anche tra i civili. Dunque, stando alle cronache purgate dalla censura dei paesi belligeranti, le ondate della malattia, con le stesse caratteristiche del Coronavirus”, che si espanse in ogni dove nel mondo in tre ondate successive, dopo una partenza non del tutto aggressiva nella primavera dell’anno conclusivo del Conflitto Mondiale e un allentamento nell’estate, fu nell’autunno dello stesso anno che si verificarono il picco massimo del contagio e dei decessi, con un ritorno di fiamma nel pieno dell’inverno, tra il 1919 e il 1920, salvo una quarta ondata conclusiva, a cavallo tra il 1920 e il 1921. Alla fine, il bilancio della “Spagnola” fu terribile, avendo coinvolto la metà della popolazione planetaria di allora (circa due miliardi) con la registrazione certa di 17 milioni di decessi, ma probabile di cinquanta e stimabile a cento, per le conseguenze collaterali. Le capacità di profilassi e cura, giusto un secolo fa, erano decisamente inferiori alle attuali, ma per quanto riguarda la prevenzione il problema si ripropone con la necessità di un vaccino che è allo studio, ma che al momento non esiste. Alla fine della pandemia “Spagnola”, che si sommava gli effetti devastanti della Guerra, con la morte prevalente di giovani e adulti tra i venti e i quarant’anni, la vita media era calata di dodici anni, ma questo non impedì la ripresa, il rimettersi in marcia a cominciare dalla VII edizione dei Giochi Olimpici di Anversa, dove trionfò il più grande dei nostri camminatori, il giovanissimo Ugo Frigerio, con una doppietta aurea sui tre ed i dieci chilometri. E così anche noi ripartiamo e ripartiremo, magari in ordine sparso, con più di qualche dubbio su quel che accade e quel che accadrà, perché domani, sicuramente, sarà un altro giorno !




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