IL VIRUS E L’IMBARAZZO DELLA SCELTA - L'Eco Del Litorale | Notizie online


Editoriale del Direttore

IL VIRUS E L’IMBARAZZO DELLA SCELTA

 
 – Oggi sarebbe un bel sabato di quei ponti di cui l’Italia abbondava, forse eccedeva. Ponti saldissimi, tanto quanto si preannuncia l’innovativo sul Polcevera di Renzo Piano. E invece? Invece si tratta di un giorno qualsiasi, pressoché anonimo per via del COVID che ha dato un assetto collodiano alle nostre settimane. Sì, settimane composte da tutte domeniche, visto che ogni giorno inizia puntuale con la Santa Messa officiata da Papa Francesco e che, per il resto, bighelloniamo tra ricordi e affacci sui balconi. L’ossidante nebbia del surreale rischia di rendere improbabili antiche abitudini come quella di guidare, di andare in centro con i mezzi pubblici, di visitare una edicola per acquistare un quotidiano, andare a curiosare tra vetrine ormai polverose. Eppure, secondo l’imperativo dominante del più grande degli immaginifici, Leonardo, non dovremmo far altro che leva sui nostri prodi neuroni. “Il ferro in disuso arrugginisce, così l’inazione sciupa l’intelletto”, affermava il nostro Genio supremo e Margherita Hack, astronoma lungimirante, filosofa dell’essenziale ed orgogliosa dei suoi trascorsi atletici, amava dire : ” L’intelligenza credo sia la capacità di osservare i propri simili e il mondo, di creare, di capire i meccanismi di funzionamento degli uni e dell’altro, di farsi continuamente domande.” Ecco, dunque, che cosa dobbiamo fare nello stagnare del presente e nell’incertezza del futuro, salvo avventurarci protetti nell’ignoto, da lunedì, sapendo che la tenzone con il CORONA è tutt’altro che prossima alla conclusione razionale, con la classica parola fine. Lo sconcertante annuncio che tutti i treni d’alta velocità in partenza dal Nord e in particolare da Milano, tra quarantott’ore sono tutti iperprenotati ci deve far riflettere, posto che al momento i meccanismi del contagio sono assolutamente attivi, soltanto mitigati dalle profilassi, in attesa del vaccino che verrà. Parlare di date per il ritorno in pista a maggio/giugno o di gentili concessioni per alcuni servizi o attività, di riattivare flussi antropici nazionali e internazionali per ragioni di sopravvivenza economica, non ci esimerà da rischi più o meno calcolati. Come dire, tutto dipenderà dal cinismo o dai sentimenti di affetto e responsabilità con cui verremo gestiti. Gestiti? Sì, gestiti, perché l’aria che tira è quella di un super commissariamento del Paese, tal quale sopravvenne nei primi anni novanta, quando qualcuno decise per noi sull’EURO, la rinuncia alla Lira e di fatto alla nostra sovranità economica, cedendo con la maggioranza delle aziende pubbliche e private italiane la nostra fondamentale risorsa, quella del Made in Italy , che ci aveva collocato a pieno titolo tra i grandi paesi del Mondo. E allora? Allora, perso per perso, giochiamo di contro piede. Invece di tentare carte consolatorie, improbabili ed effimere, dai costi insopportabili già oggi e suicidari per il prossimo domani con il mega ripianamento che ci attende a scadenza debita, giusti i vincoli per l’emergenza sanitaria, con quel di cui disponiamo, scateniamo la rinascenza italica, investendo tutto il possibile e di più sulla ricerca finalizzata alla salute e in particolare al contrasto del COVID 19. Facciamo di questa iattura una possibile opportunità di rilancio della nostra immagine e della nostra economia. Liberiamoci di chi risica su guanti e mascherine, gettiamo via di corsa gli armamentari demenziali della burocrazia e togliamo finanziamenti all’inutile ed all’effimero. Sblocchiamo i cantieri del ritorno al nostro futuro ed il reddito da vero lavoro sarà ben più remunerante di quelli di cittadinanza ed emergenza. Sblocchiamoci il cervello, uscendo dalla navigazione e a vista, dal “day by day”, dal decreto dopo decreto, perché le pandemie ricorreranno, come le alluvioni, i terremoti, le guerre economiche ed armate, senza che il nostro profilo si modifichi sostanzialmente, come da sempre nel Bel Paese avviene, salvo usare la testa ed il cuore, salvo tornare ad essere protagonisti. Per questo, che è quello che può fare la differenza, riflettiamo, utilizzando questa forzata pausa di riflessione. Prepariamoci al cambiamento, che premi il merito ed il primato delle idee, che ci liberi da questa spirale viziosa, da queste mefitiche sabbie, in cui rischiamo di rimanere immobilizzati e subalterni, vittime predestinate di predatori , che manifestano ormai senza remore la loro famelica aggressività.




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