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XVII GIOCHI DI ROMA 1960 – “IL DOVERE COMPIUTO”(3°) – PROBLEMI ORGANIZZATIVI – Nota del Direttore

 

La Commissione non mancò di esaminare i precedenti storici relativi agli sport inclusi nelle Olimpiadi di Berlino, Londra, Helsinki e quelli previsti dal programma tecnico della XVI Olimpiade di Melbourne, rilevando, in linea di principio, che dal 1936 al 1956 non erano intervenute variazioni negli sport obbligatori e facoltativi, ma soltanto alcune per aumento di categorie nel sollevamento pesi e nel pugilato, di classi nella vela, di specialità nel tiro a segno e nel nuoto, ed altre minori. A tale proposito, la Commissione esaminò alcune possibilità di cambiamento nel programma agonistico, ed in particolare la sostituzione di uno sport facoltativo con un altro sport facoltativo; in linea di massima, ritenne che la formula ideale sarebbe stata quella di mantenere il programma standard di Helsinki e di Melbourne, con l’eventuale eliminazione del « tiro al cervo corrente », di scarsa pratica mondiale. Tuttavia, la Commissione ritenne utile suggerire la riduzione del numero delle gare comprese nel programma delle due precedenti Olimpiadi. Dopo aver attentamente vagliato il numero degli atleti titolari e delle riserve presenti alle Olimpiadi di Londra e di Helsinki, la Commissione consigliò la limitazione del numero delle squadre, la riduzione delle riserve, l’aumento delle concorrenti femminili, la diminuzione del numero degli ufficiali, la possibile eliminazione dei titoli per squadre quando prodotti dalla somma di prove già valide per le classifiche individuali. Così operando – prevedeva la Commissione – le iscrizioni non avrebbero superato le 6.000 unità in campo maschile e le 1.000 unità in quello femminile (per un totale massimo di 7.000 iscritti). In relazione al complesso degli atleti fu prevista la quota degli ufficiali calcolata al 25 % e, cioè, 1.800, e degli accompagnatori o personale di servizio, il cui numero fu calcolato intorno alle 1.000 unità.

Per quanto riguardava le altre categorie, e, cioè: ufficiali di gara, giornalisti e dirigenti Internazionali, la Commissione ne suggerì una eventuale riduzione, del resto in parte già prevista dalle Regole del C.I.O. , con il blocco del numero dei giornalisti accreditati. Il piano relativo al personale del Comitato Organizzatore, e quello per il funzionamento del Villaggio Olimpico, previdero una disponibilità di 4.000 unità circa.

In via teorica apparve conveniente consigliare che il Villaggio Olimpico fosse sistemato in località a ponente di Roma, in zona equidistante tra i due centri principali del Foro Italico e dell’EUR; ma, dalle prime indagini, si rilevò che non esisteva nella zona suddetta un terreno di circa 50 ettari, salvo doversi allontanare notevolmente tanto da annullare il possibile beneficio di una relativa equidistanza tra i due principali centri di gare.

Per la suddivisione dei Villaggi Olimpici, la Commissione, esaminati i precedenti, riconobbe che con il passare dei quadrienni, s’era riscontrata una evoluzione, quella, cioè, di rendere sempre più funzionale il settore del Villaggio riservato agli uomini collegandolo con quello destinato alle donne.

Un problema molto simile fu quello relativo all’alloggio di altre categorie, e cioè: 1°) Ufficiali ed accompagnatori che non alloggiavano nel Villaggio Olimpico; 2°) Giornalisti; 3°) Giudici; 4°) Dirigenti Federazioni Internazionali; 5°) Membri del C. I. O.

La Commissione ritenne che le persone di cui al punto 1°) avrebbero dovuto trovare sistemazione in alberghi o in case private; i giornalisti alla Domus Mariae e alla Domus Pacis; i Giudici in collegi e solo eccezionalmente in albergo; mentre le persone di cui ai punti 4°) e 5°) avrebbero potuto trovare alloggio in alberghi di elevata categoria.

Il C.O.N.I. , con nota del 28 settembre 1955, richiese alle Federazioni Sportive Nazionali Italiane di far conoscere alla Commissione, sia pure in via di approssimazione, le esigenze minime tecniche di ciascuno sport compreso presumibilmente nel programma delle Olimpiadi del 1960, sia per l’approntamento degli impianti indispensabili, sia per gli eventuali ricoveri di materiali. Di conseguenza la Commissione esaminò con i rappresentanti delle Federazioni interessate le varie esigenze e preferenze.

La Commissione ritenne di dover segnalare le proprie risultanze in materia di impianti di gara, indicando, in via di massima, la capacità di posti per le disponibilità di ordine normale e per il periodo olimpico, ed espresse perciò la convinzione che per talune manifestazioni olimpiche, quelle, cioè, in programma nei giorni di punta (gare finali e cerimonie di apertura e di chiusura), la disponibilità dei posti avrebbe dovuto essere maggiorata sensibilmente; tuttavia considerò che l’affluenza media sarebbe stata presumibilmente inferiore alla massima capienza prevista.

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