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L’editoriale del Direttore: DOPO L’EUROFESTA, ATTENTI A NON GABBARE IL SANTO

Ma chi è il santo, in questo mondo di furbi e malvagi, di sconsiderati e di masochisti? Ma di chi è la festa dico io, se da ieri il clima è divenuto frizzante, leggero ed ottimista ? Mah, si tratta di una boccata di euro da duecentonove miliardi, diciamo quattromila delle vecchie lire e grosso modo un decimo del debito estero italiano consolidato a prima della gioiosa conclusione del summit europeo, in cui il Bel Paese ha fatto la parte del leone, liquidando le residue ambizioni di ripianamento nell’evo attuale. Non c’è dubbio che nel ”primum vivere” ci sta tutta la gioia dello scampato rischio, di dover affrontare un futuro senza risorse strategiche, ma adesso sarà dura tenere a bada chi vorrà avere risposte fuori dal coro, che sembra avere uno spartito imposto, senza deroghe per concessioni e spese insensate. La scommessa da affrontare sarà quella di rispettare le priorità, di avere il coraggio di dire dei no piuttosto che dei sì, di riconoscere errori da correggere e non reiterare. Insomma, dobbiamo avere il coraggio di dare un taglio all’arroganza della stupidità. Per questo, traggo spunto dal permanere di uno stato di degrado insopportabile per quella che ritengo la struttura simbolo, vittima di tale insulsa arroganza, della incapacità di riconoscere gli errori. Dunque, IL “FORLANINI” SIMBOLO DELL’ITALIA DA SALVARE , quella dei poveri pompieri permanentemente a sirene spiegate per spegnere incendi annunciati, da quando cantonieri e forestali sono stati eliminati e gli operatori ecologici hanno attaccato gli attrezzi al chiodo; quella di interi quartieri e raccordi stradali al buio, perché qualcuno ruba e altro ricetta il rame dei cavi . Quattro anni fa era iniziata l’istallazione di filo spinato appunto intorno al “Carlo Forlanini”, che era eccellenza ospedaliera di Roma e d’Italia , straordinaria opera architettonica, abbandonata senza salvezza alla depredazione e al vandalismo dalla stessa Regione Lazio per non aver saputo gestire un tale patrimonio. Mentre ladri e disperati di ogni risma portavano via dal complesso sanitario ogni cosa asportabile, dai lavandini, agli impianti elettrici, agli ascensori, al ferro, ai pavimenti, alle suppellettili, altri vi bivaccavano e continuano a farlo, tra ogni tipo di rischio, la Regione ponderava e indiceva un bando europeo per trasformare quel che restava in tempi biblici. Poi è arrivata la pandemia da Covid 19 e Dio sa quanto ci sarebbe stata e forse ci potrebbe essere ancora utile, anzi indispensabile quella struttura, evitando di incidere sui ricoveri dei normali nosocomi per afflitti da patologie diverse e purtroppo non meno gravi di quella da Coronavirus. Andate a chiedere in giro cosa è successo in casi analoghi, con i beni confiscati alla criminalità… C’è da mettersi a piangere di fronte a tanta dabbenaggine, a tanta irrisolutezza. Nella primavera prossima disporremo di fondi vincolati al risanamento del sistema ospedaliero. Bene, parliamone con il Governatore Zingaretti e la Sindaca Raggi: saremmo ancora in tempo per compiere un atto sensato, quello di restituire con dignità ed efficienza il “Carlo Forlanini” alla collettività. Diversamente, pensiamo a scendere in corsa da questo treno avviato in senso opposto all’altro in arrivo, su binario unico…

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