SPORT COME EDUCAZIONE, IL GIORNO DELLA RIVOLUZIONE - L'editoriale del Direttore - L'Eco Del Litorale | Notizie online








Editoriale del Direttore

SPORT COME EDUCAZIONE, IL GIORNO DELLA RIVOLUZIONE – L’editoriale del Direttore

 


Ieri i funerali dei ragazzi di Terni, Flavio e Gianluca, uccisi dalla assuefazione al degrado da parte della società civile, che tarda da decenni a reagire, a dare risposte. Oggi, 14 luglio, il classico giorno, simbolico della Rivoluzione delle rivoluzioni, quella francese, ma se vogliamo universale rispetto ad un modo d’essere di una parte degli umani, almeno sino al 1789. Lungo l’Italico Stivale ancora si lotta contro il ”binario unico”, se non addirittura contro le stazioni fantasma, come nella Capitale Europea della Cultura, Matera. Ma lasciamo perdere per un momento la circolazione su ferro, come su gomma e le gestioni private come pubbliche, il Covid 19 e le sue tragedie planetarie, per identificare questa simbolica universale data con una possibile rivoluzione in casa nostra, attesa da quasi ottant’anni e ieri annunciata dal Ministro per lo Sport e le Politiche Giovanili, Vincenzo Spadafora, con la reintroduzione dell’attività motoria nella Scuola Primaria e la relativa presa in carico dei laureati in scienze motorie per attendere a questo delicato compito. Per la verità, con larga prevalenza di giudizi positivi, il Ministro, con grande chiarezza, ha illustrato la filosofia e rappresentato i cardini di un provvedimento ineludibile, quello della attuazione della Legge Delega per lo Sport, attraverso i Decreti attuativi, in corso avanzato di elaborazione. Naturalmente, la “riforma” si presenta nella sua complessità riguardante un mondo sinora beneficiato, ma anche limitato, da una autoreferenziale autonomia che, se funzionale alla esclusiva competenza olimpica e del professionismo sportivo, forse potrebbe ancora avere un senso. Adesso si discute di limiti di mandati, incompatibilità, conflitti d’interesse, ma il vero nodo da sciogliere è quello delle speciali competenze, del particolare regime che penalizza il volontariato sportivo, la necessità di far convergere storiche differenti risorse in un contesto unico, vocato alla promozione dell’attività motoria e sportiva come una grande opportunità culturale, educativa, salvifica per la salute del Paese che, chiunque governi, deve garantirsi un futuro diverso e migliore, anche soprattutto per quei ragazzi oggi irrimediabilmente abbandonati tra le grinfie degli spacciatori di morte.







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