L’IMPERO DEI DISSENZI - L'editoriale del Direttore - L'Eco Del Litorale | Notizie online








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L’IMPERO DEI DISSENZI – L’editoriale del Direttore

Anche oggi siamo costretti a fasciarci la testa, dopo aver ricevuto notizie contundenti da destra e manca sulle inosservanze delle più elementari regole dettate dal buon senso, prima ancora che dalle autorità, per rispetto di chi ha già pagato il conto e per salvaguardare coloro che potrebbero perdere il bene della salute e la vita stessa, in un possibile secondo giro di contagi. Alla folle esuberanza di tanti sconsiderati, che hanno rotto gli indugi al primo segnale di allentamento, corrispondono anche atteggiamenti mediatici che incoraggiano il permanere di interessi, che collidono con il bene primario della salute. Ad esempio, se per un verso, responsabilmente gli sport invernali concludono di dover rinviare i Campionati del Mondo di Cortina al 2022, posponendoli ai Giochi Olimpici Invernali di Pechino e Francia e Germania sospendono i Campionati, l’Italia del pallone smania per una ripresa ed una conclusione sui campi, costi quel che costi, salvando soprattutto diritti tv e “mercato”. Il Ministro Spadafora accenna, sommessamente ma con fermezza, ad una prossima azione di riforma, che potrebbe mettere il mondo dello sport e la società civile del Paese di fronte al cambiamento in funzione della salute, già da settembre. Questo dato dovrebbe suscitare grande attesa e valutazioni sulle ipotesi, come per lo spettacolo che deve continuare ad ogni costo. Argomenti sui quali varrebbe la pena di discutere, di obiettare, ma la sensazione è che l’informazione così com’è formata e strutturata non sia in grado di cambiare spartito musicale. Credo che sia venuto il momento di porsi il problema, almeno per il Servizio Pubblico, com’è quello della RAI e poi per i privati, che dovrebbero capire cosa li attende se non rivedono l’orientamento editoriale, cosa che avevano capito le testate storiche sportive con Brera, Zanetti, Roghi, De Martino, Ghirelli, Tosatti ed ancora con Cannavò. L’appiattimento sul business del calcio professionistico è un pessimo servizio alla cultura dello sport come grande fenomeno sociale partecipato ed alla fine dei conti un rischio senza sbocchi, come la pandemia da Coronavirus sta dimostrando







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