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NEMESIS – L’editoriale del Direttore

La giustizia riparatrice o se preferite quella divina potrebbe avere davvero un senso in questa fase epocale, visto che quel che accade sembrerebbe fonte di pericoloso disorientamento. E allora, diamoci subito una risposta rispetto all’ondivaga gestione dell’emergenza COVID, al prevalere dei pesi e dei contrappesi insiti sin dalle origini della nostra Costituzione repubblicana, che ci vuole a conduzione parlamentare, quindi con governi non direttamente eletti, ma suscettibili di accordi e compromessi successivi alla volontà iniziale espressa dagli elettori, un Presidente della Repubblica con funzione notarile ed una soverchiante funzione degli apparati burocratici. Diciamo, per fare un esempio, che la maggioranza di Governo si decide in Parlamento e ad ogni passaggio si rischia teoricamente e praticamente la crisi, salvo accordi. Voi capite che in questo modo non è possibile andare da nessuna parte, prendere decisioni che valgano almeno per una legislatura di un lustro e pertanto si finisce per vivere alla giornata, anche in situazioni di emergenza e pericolo. Dunque, la questione dei “corpi separati” dello Stato, di quelli che in carenza di autorità ed autorevolezza si allargano inesorabilmente oltre le loro naturali competenze, perché, si sa, i vuoti si riempiono sempre. Ecco quindi la spiegazione della tela di ragno, del caos “mascherine”, da cui il Commissario Arcuri sta tentando di uscire, con tanti saluti agli italiani a muso nudo… Ecco dunque la chiave del rebus “Silvia”, partita policroma e tornata di verde fasciata, accolta con le trombe governative, liberata per gentile concessione della sanguinaria Al-Shabaab o per azione di riscatto gestita in autonomia dalla AISE, l’Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna, riscatto di cui il Ministro Di Maio dichiara di non avere notizia. Ecco perché le diverse anime finiscono per contendersi i brandelli di un ammontare economico da distribuire nel breve e non hanno il polso per fare scelte strutturali, onde garantire ripresa e futuro del Paese nel medio e nel lungo termine, sbarrando la porta alle jene del rating, agli speculatori ed agli usurai in agguato. E per lo sport? Beh, data la situazione, sembra che ci stia accorgendo dei valori certi riposti nella soffitta, in cui il sistema sportivo italiano ha collocato da settant’anni le Associazioni Benemerite. Visto che il rompicapo dell’agonismo da esercitare con distanza sociale è stato affidato al Politecnico di Torino e in seconda istanza probabile a Ernő Rubik , l’architetto dell’enigma al cubo, intanto si scopre i fascino educativo delle memorabilia, dell’etica e del fair play, del contrasto alle sostanze dopanti, della cultura dello sport come prevenzione salute per i più piccini, ma anche per gli over 64, i nonni, che si sono rivelati come l’anello più fragile della catena sociale, dei meritevoli dirigenti, tecnici ed atleti, dei disabili mentali, dei gloriosi azzurri e medagliati, che hanno già dato ma che ancora molto possono dare alla collettività. Non a caso, si è già svolta una conference call tra i Presidenti delle Benemerite e il Presidente del CONI, Giovanni Malagò, mentre per domani e mercoledì 20 maggio ci saranno storici ed inediti confronti tra il nuovo Presidente/AD di Sport e Salute, Vito Cozzoli e il Ministro per le Politiche Giovanili e lo Sport, Vincenzo Spadafora. Vi chiederete se questa possa essere una mossa strategica e io vi rispondo già che questa potrebbe essere da “scacco matto”, solo che lo si volesse. Immettere sul campo chi non ha nulla a pretendere e – per passione ed ideali dichiarati – sarebbe in grado di fornire sapienza, esperienza e resilienza distillate in decenni di storia gloriosa, potrebbe interferire beneficamente in un contesto stressato dalla indeterminatezza delle attese, da problematiche tecniche e finanziarie incompatibili con l’attuale stato dell’arte.







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