L’editoriale del Direttore: DAL CORONA ALL’ASBESTO, LA MORTE IN MASCHERA - L'Eco Del Litorale | Notizie online








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L’editoriale del Direttore: DAL CORONA ALL’ASBESTO, LA MORTE IN MASCHERA

Una tragica effimera forma di protezione, quasi un gesto disperato d’impotenza rispetto al male incombente, la maschera, accomuna l’umanità in lotta contro killer spietati come il dilagante “corona virus” e l’amianto. Paradossalmente l’asbestosi nelle sue perverse variabili è pronta a colpire negli stessi luoghi di cura, nei mezzi di traporto sanitari e militari, civili destinati all’emergenza, al soccorso, all’isolamento ed alla cura di chi è in pericolo pandemico proprio attraverso le vie respiratorie. Adesso, lo tsunami emotivo del “Corona” cancella ogni altro allarme nel breve periodo di questo scorso di gennaio appena concluso e di febbraio appena iniziato del 2020, anno davvero bisestile. Ecco, come per altro verso, questo del virus d’origine cinese è un chiodo che nel breve ne scaccia altri, a cominciare dalle catastrofi ricorrenti che ammalorano senza rimedio il clima, dall’Amazzonia al Continente Australe, le guerre e le migrazioni disperate in essere. Eppure, le oltre centomila vite umane frantumante e spente nel dolore, aggredite dalla perfida asbestosi, straziate dal mesotelioma ogni anno nel mondo, sono oggetto da anni di attento monitoraggio dell’OMS, nella consapevolezza della fibra killer, ovunque un agguato e con la giusta conoscenza delle profilassi da adottare, dal bando totale dell’amianto, alle bonifiche, alle forme di tutela delle persone comunque esposte, all’assistenza ed al risarcimento delle vittime. Ma tant’è, la lotta contro vecchi e nuovi abusi, aggressioni contro l’ambiente e la salute continuano comunque sul piano morale, anche laddove l’azione riparatrice delle associazioni come l’ONA (in Italia) e la giustizia hanno avviato il corso, dando un segnale di civiltà, laddove la società ancora stenta a divenire civile di fatto, laddove le stesse istituzioni fanno spesso resistenza alle istanze riparatrici. Ma voglio tornare al paradosso, che adesso nasce dalla metafora salvifica della maschera, un tempo distintiva degli untori addetti alla bonifica degli esiti della peste. C’è infatti chi fa uso ed abuso della mascherina su naso e bocca pensando erroneamente di bloccare il virus in entrata, come facevano appunto i beccuti untori e c’è chi effettivamente potrebbe ridurne in qualche modo la diffusione, se già affetto o sano portatore. Diversamente, la maschera su naso e bocca potrebbe proteggere dalla inalazione di fibre amiantifere, almeno nei luoghi segnalati a rischio, ovvero una quantità impressionante di siti quotidianamente frequentati da noi tutti. Andare in autostrada con ponti, viadotti, gallerie in disfacimento, abitare strutture, frequentare palestre, stadi, scuole, uffici, viaggiare e lavorare in treni, navi, aerei coibentati con amianto è ben più pericoloso, di quanto non lo siano stati o non lo siano “SARS, Ebola, HIV E Corona”, capaci di suscitare straordinari algoritmi mediatici, smottamenti e lievitazioni economiche in termini globali, salvo buon fine, dopo il cessato allarme.







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