Soldi e ricerca scientifica, ecco cosa accade - L'Eco Del Litorale | Notizie online








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Soldi e ricerca scientifica, ecco cosa accade

Ricerca

La ricerca rende uno scienziato libero e indipendente

Il mesotelioma, classica patologia asbesto correlata monofattoriale e dose dipendente. L’Osservatorio Nazionale Amianto ONA Onlus ha costituito un dipartimento di ricerca sul mesotelioma, per la sua terapia e cura e lo ha affidato al Prof. Luciano Mutti, oncologo di fama internazionale.

Secondo le stime (al ribasso per altro) ogni anno si registrano mediamente dai 3000 ai 5000 decessi provocati da malattie asbesto-correlate, causate dall’esposizione lavorativa, ambientale o accidentale con le fibre del minerale.

Oltre alla inestimabile perdita in temine di vite umane, vengono spesi 2 miliardi di euro l’anno per previdenza, bonifiche e ricerca.

Dove finiscono i soldi pubblici per l’amianto? Con quale criterio vengono elargiti finanziamenti per la ricerca?

Come vengono monitorati i flussi di denaro a fronte di attività di ricerche (in questo caso mai avvenute?)

Le domande meritano un serio approfondimento.

A condurci per mano nella delicata inchiesta (a puntate) sarà il Prof. Mutti, uno dei massimi esperti mondiali nel campo del mesotelioma, che supporta attivamente ONA ed il Presidente, Avv. Ezio Bonanni nella lotta all’amianto.

L’obiettivo è quello di portare alla luce alcune vicende che ci aiuteranno a capire ciò che accade quando ci sono in ballo ingenti somme di danaro.

L’inciucio fra l’Ospedale di Alessandria e UFIM

Siamo nel 2012. Emerge la volontà di candidare l’Ospedale di Alessandria come IRCCS, specializzato nella ricerca e cura del mesotelioma.

L’allora Ministro Balduzzi si rivolge ad uno dei più grandi esperti di tumori d’amianto, il Prof. Luciano Mutti, Presidente GIMe (Gruppo Italiano Mesotelioma), ma i sindacati locali si oppongono perché hanno interesse a gestire “in proprio” fondi e allocazioni di nomine.

Utile precisare che la ONLUS GIMe e le associazioni di pazienti avevano offerto la loro consulenza senza chiedere di partecipare al finanziamento.

5 milioni di euro in ballo

Il 23 Maggio 2014 l’Asl di Alessandria comunica all’assessore regionale, al Comune di Casale Monferrato e alle associazione dei familiari delle vittime di amianto, la costituzione di un Fondo da destinare esclusivamente alla ricerca per la prevenzione, la diagnosi e la terapia del mesotelioma.

La cifra è assai considerevole: circa 5 milioni di euro.

Nel 2014 sindacati ed il direttore dell’ASL Alessandria richiedono il trasferimento di una prima tranche del fondo pari a1.500.000 di euro.

La somma viene concessa previa assicurazione che tale denaro sia devoluto interamente alla ricerca.

Contravvenendo al vincolo di utilizzo, la somma viene impiegata per altri scopi, di cui si è venuti a conoscenza solo recentemente.

UFIM  e la dottoressa “esperta”

Nel 2014 guarda caso nasce UFIM (unità funzionale interaziendale mesotelioma), ovvero una sorta di ambulatorio di assetto clinico/organizzativo.

Fonti ufficiali dichiarano che “tra i

fondi individuati per il funzionamento dell’Ufim ci sono anche, grazie alla disponibilità dell’Asl AL e dell’Afeva, parte di quelli accantonati dalle transazioni unilaterali tra i cittadini e lo svizzero Schmidheiny (Eternit).”

La responsabile della struttura è una giovane dottoressa promossa come “esperta” in tema di amianto, anche se di fatto non esiste alcuna sua pubblicazione prima della nomina (in tutto dopo la nomina sono 9 e pubblicate su riviste minori) sul mesotelioma, non risulta una comprovata esperienza a riguardo e nessuna credenziale sufficienti per dirigerlo.

Ma non è l’unica ad non avere le credenziali necessarie ad un Ente come UFim, che pretende di essere il capofila dei luminari esperti in mesotelioma. Nessun altro membro dell’Ufim è accreditato e non è stato neanche indetto un bando pubblico per l’identificazione di un vero esperto in materia.

L’Ente oltre tutto, sfugge al controllo diretto dell’assessore regionale alla Sanità Antonio Saitta, operando al di fuori della rete oncologica tradizionale visto che il mesotelioma pleurico è un tumore raro che rappresenta meno dell’1% di tutte le malattie oncologiche.

Dubbi e…

Il 1° marzo 2016 viene pubblicato su “il Monferrato” un articolo titolato “RIUNIONE UFIM MA IL GIORNALISTA NON è GRADITO!”.

Per qualche strano motivo, la riunione per la rendicontazione Ufim è interdetta ai giornalisti, inoltre, a seguito della stessa, viene emessa una nota generica che non fa riferimento a cifre.

…Risposte

Alla luce del rendiconto ASL sui fondi amianto, capiamo che il bilancio non è stato reso pubblico perché evidenzia come i soldi della ricerca siano stati spesi per pagare stipendi a medici, infermieri e persino personale amministrativo.

A tal punto che i fondi rimanenti dalle transazioni sono ora assegnati dai legali solo a fronte di spese specifiche per ricerca.

Questo ha creato un immediato problema di cassa rispetto alle modalità precedenti di utilizzo.

Appare chiaro come mai fra Casale e Alessandria si proclami l’eccellenza nella ricerca sul mesotelioma e l’alta specializzazione dell’UFIM.

Eppure, stando all’Allegato n. 3 appare evidente come i trial clinici proposti siano commerciali, finanziati e promossi da aziende farmaceutiche. Non sono certo il frutto della loro ricerca.

Chi è la Dott.ssa? Ecco il suo profilo

Dopo essere stata nominata responsabile Ufim, la dott.ssa viene inserita in alcune pubblicazioni, ma il suo nome non appare nai tra gli autori principale ed il suo curriculum nel mesotelioma rimane ancora mediocre.

Un nuovo network scientifico?

Nel 2017 parte l’ennesima campagna pubblicitaria su di un trial commerciale e viene annunciata la nascita di un Comitato indipendente per il monitoraggio dei dati, composto da “luminari” a livello mondiale.

In realtà non esiste alcun network scientifico.

Si tratta del solito trial commerciale finanziato dalla Boheringer, che vuole testare questo farmaco nel mesotelioma.

Diversamente da quanto proclamato nell’articolo, non è basato sulla ricerca piemontese.

 

Nel corso del 2018, la Boheringer, demoralizzata dai risultati del trial, si rivolge al GIMe nel tentativo di individuare marcatori di sensibilità al Nintedanib.

Purtroppo non c’è molto da fare, il trial viene dichiarato fallito e chiuso anticipatamente, ma la notizia non viene pubblicata.

Il GIMe interviene con il direttore del quotidiano La Stampa, stigmatizzando la pericolosità dei toni sensazionalistici delle notizie che alimentano solo false speranze.

Chi si nasconde dietro al Trial?

Uno dei promotori del Trial, in qualità di consulente Boheringer, è il Prof. Scagliotti.

Evidente è il conflitto di interesse ed oltretutto il Prof. Scagliotti era stato coinvolto in una scottante vicenda sull’impiego di fondi per la ricerca.

Insomma una figura da monitorare…

Nel 2012, aveva infatti ottenuto circa 700.000 euro per

Istituire la rete italiana mesotelioma.

Nella relazione di spese per tale progetto, erano emerse spese folli quali:

25.000 euro per un sito (mai realizzato);

20.000 ogni anno per la riunione dei membri

altri 20.000 per la redazione del report annuo

70.000€ di spese postali

Risultato?

Il caso è stato segnalato alla Corte dei Conti, poiché non esiste alcuna rete mesotelioma, alcun sito ecc…

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