Anzio, aggressione al giovane nigeriano. Il dolore del padre del ragazzo arrestato - L'Eco Del Litorale | Notizie online








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Anzio, aggressione al giovane nigeriano. Il dolore del padre del ragazzo arrestato

Abbiamo raggiunto telefonicamente il padre del ragazzo di 18 anni, accusato dell’aggressione al giovane nigeriano di 24 anni ad Anzio. L’uomo è molto preoccupato per il figlio e ci ha raccontato come la sua versione dei fatti:

“C’era stata già una discussione con il ragazzo nigeriano, in via Tripoli zona Sacro Cuore, dove questo giovane aveva tirato una bottiglia a mio figlio. Un gesto, che per la sua giovane età, ha fatto si che perdesse le staffe. Così con il suo amico hanno preso uno stendi pasta di legno e un gamba rotta di un tavolo e hanno colpito il ragazzo, alla testa e poi su una spalla. È durato tutto molto poco e mio figlio ha sbagliato ma non è razzista, non ci sono motivi politici dietro tutto questo. Mio figlio non conosce la politica. Ma la politica oggi sembra conoscere lui. Oggi perché gli altri giorni in periferia non ci viene nessuno. I ragazzi dovrebbero essere aiutati, lo stanno distruggendo e condannando prima del processo. Ora è nella camera di sicurezza dei carabinieri al buio, ha paura è solo ed è incensurato. Vado lì a vedere a come sta e dallo spioncino vedo mio figlio, un ragazzo distrutto. Mio figlio non è come lo descrivono, lui e il suo amico ascoltano la musica in giro ovunque, non hanno mai fatto niente del genere. Ha fatto le scuole all’istituto professionale fino alla classe seconda. Ora lavora con me nell’edilizia. L’unica volta che ha visto la faccia di un politico è quando ci hanno pagato per affiggere i manifesti durante le elezioni, due ore per avere qualche soldo in più. Io ho lavorato 8 anni in mare ed ora nei cantieri anche se ho un problema ai polmoni, sto zitto e lavoro. Anche per lui cerco sempre un altro tipo di lavoro, ma non è facile. Mio figlio non è razzista, ha sbagliato e sta già pagando per questo. La stampa ha cercato di piombarci in casa con le telecamere addosso, anche al suo amico. Lasciateci in pace.”

Il ragazzo nigeriano, non era ospite del centro accoglienza di Don Orione, è andato solo per tre giorni a consumare dei pasti. Al momento non sembra reperibile, il suo nome è Raby

Linda Di Benedetto





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