L'Unità d'Italia? A Taviano passa per i figuli: lato B del Salento, tra artigianato e cuori d'oro - L'Eco Del Litorale | Notizie online








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L’Unità d’Italia? A Taviano passa per i figuli: lato B del Salento, tra artigianato e cuori d’oro

Non sono i piedi il posto giusto dove mettere il fischietto nelle statuette. Va “a ‘nculu”. Furono i napoletani del Regno delle due Sicilie, al tempo dell’Unità d’Italia, a decidere che quel cilindretto andava collocato proprio lì dove non batte il sole. Il gallo pennuto di terracotta smaltata dei figuli di Taviano ce l’ha lì. Come nel Salento lo hanno i Carabinieri in alta uniforme che, nei primi anni dell’Unità d’Italia, intervennero per controllare i territori. Nelle fiere e nei mercati che animavano il leccese negli anni in cui i Savoia governavano, anche una graziosa statuina fatta con acqua e argilla, poteva diventare manifesto dell’ingiustizia verso i poveri contadini meridionali. Dunque l’inserimento del fischietto sul manufatto era necessario, ma la graffiante ironia era la carta giocata dall’opposizione che ancora oggi, con uno stato d’animo diverso, graffia i banchi degli artigiani figuli protagonisti alla fiera-mercato della Cappeddha. Si è consumata fra il 7 e 8 settembre scorso, nella Sanremo del Salento, con Corso Vittorio Emanuele II per l’occasione affollato di turisti italiani e stranieri, ma anche gente proveniente dai paesi limitrofi. Perché l’appuntamento è di quelli che si segnano in agenda di anno in anno. Siete pronti ad andare oltre i coppi? Ossia vasi, pignate, tegami, brocche, fiaschi ed altri oggetti tipici della tradizione contadina e domestica salentina? Organizzatevi un viaggio, perché oltre i coppi ne vedrete delle belle. C’erano e ci saranno in vendita anche il prossimo anno, i pumi (lu pumu, nel dialetto locale), una sorta di ampolla sempre in terracotta a forma di bocciolo di rosa, colorata o decorata in modo intenso. Blu, rossa, bianca, verde, gialla ocra, a rappresentare il nuovo che arriva. A Taviano il nuovo è arrivato. Eccome. Per il riposizionamento competitivo delle destinazioni turistiche, un finanziamento europeo ha permesso di portare l’informazione sul posto per conoscere il territorio e i suoi attrattori materiali e immateriali. D’altronde l’umiltà non si può tenere tra le mani, ma si può stringerle la mano, incontrando il sindaco Giuseppe Tanisi e gli assessori. A loro il merito di aver presentato progetti ammessi e finanziati dall’Ue per 16.266.620 euro. Sono già arrivati dalle gare cui ha partecipato il Comune, dal giugno 2016. E non si tratta di una delle numerose grazie concesse dalla Madonna “di casa” nella piccola Cappella (Cappeddha) ormai sconsacrata, nella cui prossimità si svolge il mercato dell’artigianato figulo in occasione della Cappeddha settembrina. C’è voglia di fare e di fare per la gente, per i compaesani tutti in quel di Taviano, Città del Dono e dei Fiori. Oggi il mercato florovivaistico punta il suo occhio di bue sulla cristantemina recisa, coltivata in serra. Arriva fino in Russia. Anche se il fiore del paese è il lilium e si coltivano delle deliziose roselline. Rose che rimandano ai pumi. E il cerchio della cultura si chiude. Dentro il cerchio la storia del luogo. Dove i De Franchis hanno scelto di arrivare, partendo da Genova e dopo un passaggio a Napoli, per comprare il feudo di Taviano nel Cinquecento, inserendosi nella nobiltà partenopea con il titolo di marchesi dello stesso feudo. Tra i De Franchis, interessante il ruolo di Tommaso: egli fu uno dei primi committenti del pittore Michelangelo Merisi da Caravaggio quanto, avendo commesso un omicidio involontario, a causa di una rissa, fuggì da Roma a Napoli nel 1606. Il Palazzo è nel centro storico della Città del Turismo. Le opere di Caravaggio invece sono nel capoluogo campano. Nel mezzo ci sono le silenziose case a corte, i frantoi semipogei da visitare citofonando al tavianese che lo conserva in casa e i gustosi cibi locali come le frise, i minchiareddhi, i taralli, le pucce e il Negroamaro, i mustazzoli e il pasticciotto. È però passando davanti il mendicicomio, antica casa di riposo per poveri, che il Salento dimostra tutta la sua generosità. Perché quello che oggi è il Centro Anziani del comune, nel 1927 fu “Asilo di mendicità” creato da Antonio Lista, un commerciante di tessuti che andava in giro con il suo biroccio per tutto il Salento sino al Capo di Leuca, e vendeva soprattutto il filato a coloro che avevano il telaio a casa, facendo anche credito a quanti non potevano pagare subito. E di solidarietà ha vissuto Marinella Cacciatore, docente del liceo Vanini di Casarano dal cuore d’oro: a lei sono stati intitolati i giardini adiacenti la zona Pirp. L’inaugurazione venerdì 13 settembre. Perché il ricordo non svanisce. Lo conferma l’Amministrazione comunale che bene conosceva Marinella, protagonista nel mondo del volontariato e prodiga nella comunità tavianese con una particolare cura (silenziosa) dei ceti meno abbienti. «Negli anni Novanta, quando Taviano, come gran parte del Salento, divenne approdo di un fenomeno di massiva immigrazione, si rese vereconda garante e modello di accoglienza, di solidarietà e di integrazione, e perpetuò tale nobile attività nella creazione di centri di ascolto e di associazionismo solidale interagendo col mondo giovanile come punto di riferimento di tanti ragazzi all’interno di associazioni parrocchiali e laicali», si legge nella nota con la quale si ricorda la sua attività di educatrice, “nonché dotta e fine cultrice di materie letterarie negli istituti superiori”. Anche Casarano, le ha intitolato l’auditorium della sede di via Reno.

 

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