La Madonna con l’occhio nero a Galatone, volto della violenza sulle donne - L'Eco Del Litorale | Notizie online








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La Madonna con l’occhio nero a Galatone, volto della violenza sulle donne

Dopo la panchina rossa, il perizoma issato a bandiera per dire no agli stereotipi sulle donne e il fiocco bianco, potrebbe essere una idea adottare il dipinto della Vergine con un livido scuro sull’occhio come simbolo della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne.

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L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato in calendario il 25 novembre per non dimenticare questa piaga sociale. Abbiamo ancora qualche giorno per pensarci. Ma visto che pesantissime sono state le prove cui Maria di Nazareth è stata sottoposta durante la sua esistenza terrena, sembra una scelta giusta. D’altronde, di questo carico di angoscia e dolore l’arte si è fatta sempre interprete e nel santuario dedicato alla Madonna della Grazia a Galatone, nella provincia di Lecce, il dipinto della Vergine con un livido scuro che le circonda l’orbita destra potrebbe diventare un “no” gridato verso tutti gli abusi verso le quote rosa. Proprio perché l’occhio nero del quadro non è frutto di una scelta pittorica. Fu infatti la rabbia di Antonio Ciuccoli, incallito giocatore d’azzardo che, nel 1586, dopo l’ennesimo tracollo finanziario, trovò rifugio, ubriaco, nella cappella pugliese a generarlo.

La sua ira, danneggiò il dipinto. Non è scusabile neppure per la condanna a morte a seguito di un omicidio che non commise: il lancio della pietra contro il quadro avvenne molto tempo prima del delitto.  In ogni caso il quadro è unico, come è unico questo paese che ho visitato grazie al press tour “La Cappeddha: artigianato figulo in Salento” organizzato da Taviano (Lecce).

Pensate a una matrioska di fiere e riti, un evento nell’evento dove la realtà tavianese è diventata volano verso il Salento. Verso Grottaglie. Verso Cutrofiano, Verso Ugento. Verso Lucugnano. Verso Ruffano. Verso Galatone appunto, dove ci siamo trovati circondati da luminarie, accolti da una venditrice di ferri per “tirare” i minchiareddhi e coinvolti dai canti francescani. Mancava l’odore del pane che abbraccia i riducibili della “Festa della pagnotta e del vino”. Poco importa se le sarde e la “ricotta schianta” (formaggio saporito e piccante) a farcire le pagnotte di un tempo non ci sono più. Il 7 settembre ce ne sono altre. Altrettanto condite e accompagnate dal vino.

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