Eternit bis Napoli: respinte le tesi della difesa dell'imputato - L'Eco Del Litorale | Notizie online










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Eternit bis Napoli: respinte le tesi della difesa dell’imputato

Eternit Bis

Processo eternit bis: rigettate nuovamente le tesi della difesa del magnate svizzero

Si è tenuta oggi la quarta udienza dibattimentale del processo Eternit bis, che si è svolto nell’aula 116, dinanzi la II Sezione della Corte di Assise di Napoli presieduta da Alfonso Barbarano, giudice a latere, Maurizio Conte.

La Corte, rigettando la richiesta di “bis in idem” avanzata dalla difesa dell’imputato Stephan Schmydheiny, si è soffermata sulla diversità del fatto per il quale si procede: l’imputazione, in questo processo, ha ad oggetto l’omicidio volontario di ben otto lavoratori e non – come nel precedente processo – il disastro e la rimozione ed omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro attuata dall’ex A.D. dell’Eternit (reati di cui agli artt. 434 e 437 c.p.).

Pertanto, non sussiste quella medesimezza del fatto richiesta dall’art 649 c.p.p., necessaria per addivenire ad una sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere. “Giustizia sarà fatta. Avanti con il processo con l’auspicio che le ipotesi accusatorie trovino conferma con la condanna del magnate svizzero Stephan Schmidheiny. Se l’esito andrà nella direzione sostenuta dall’accusa, il nostro impegno sarà quello di ottenere il massimo risarcimento per le famiglie” – dichiara soddisfatto l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto che, nel processo Eternit (stabilimento di Bagnoli) in Corte di Assise a Napoli, si è costituito parte civile con l’Avv. Flora Rose Abate, del Foro partenopeo.

Il processo è stato aggiornato alla prossima udienza del 27.09.2019 ore 11:00 per l’escussione dei CCTTUU dell’accusa.

Il processo del capoluogo campano è nato in seguito allo spacchettamento di quello torinese, che dopo la suddivisione dell’inchiesta è stato diviso in quattro tribunali territorialmente competenti: Torino per CavagnoloVercelli per Casale MonferratoReggio Emilia per RubieraNapoli per Bagnoli.

L’accusa originaria riguardava 258 operai morti di mesotelioma causato dalle fibre di amianto. Nel processo napoletano sono state accolte oltre che le tesi dei pubblici ministeri, Frasca e Giuliano, anche quelle dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto – Ona costituita ormai parte civile.



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