Tutela dell’ambiente: gli stati generali, l'ultima iniziativa lanciata dall'ONA - L'Eco Del Litorale | Notizie online








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Tutela dell’ambiente: gli stati generali, l’ultima iniziativa lanciata dall’ONA

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Mentre il Comune e la regione sono immobili, i cittadini si ammalano e muoiono di cancro e di altre malattie per via degli alti livelli di contaminazione degli ambienti di lavoro e di vita. Prosegue l’impegno di sensibilizzazione dell’ONA in provincia di Latina sul tema amianto, nucleare e rifiuti con l’organizzazione della conferenza: “Tutela dell’Ambiente: gli Stati Generali”.

L’iniziativa è stata promossa e presieduta dal Presidente dell’associazione e componente della commissione amianto nominata dal Ministero dell’Ambiente Costa, Ezio Bonanni, convinto che: “con una mobilitazione condivisa con la collettività uniti si vince” che ha aperto l’incontro con la presentazione dello “sportello del cittadino per la tutela dal rischio amianto e da tutti gli altri cancerogeni” che prenderà il via dal 1 giugno a Cisterna di Latina.

L’ambulatorio medico affiancherà le attività dello sportello di tutela legale amianto e sarà guidato dal Dott. Arturo Cianciosi in collaborazione con il Prof. Luciano Mutti, oncologo di fama internazionale, specializzato nella ricerca di nuove terapie per i cancri da amianto, tra i quali il mesotelioma.

Il presidente ha poi precisato che sulla problematica: “non occorrono nuove leggi. Piuttosto la loro applicazione che presuppone una nuova cultura che si fondi sulla presa d’atto dell’emergenza ambientale.

Gli stati debbono collaborare tra di loro dopo aver preso coscienza della centralità dell’ambiente. La scarsa consapevolezza, la corruzione, la tutela del profitto ad ogni costo sono le ragioni della scarsa applicazione delle norme in tutela dell’ambiente”.

Oltre a Bonanni sono intervenuti alla conferenza esponenti e rappresentanti di tutti gli schieramenti politici.

L’ONA, fin dalla sua costituzione nell’agosto del 2008 ha denunciato l’inaccettabile cocktail di agenti cancerogeni e tossico nocivi, cui sono esposti i cittadini della provincia e della città di Latina in particolare negli ambienti di vita e di lavoro e l’assenza delle istituzioni locali (prime fra tutte il Comune di Latina) e regionali (anche qui è emblematico il fatto che la sanità regionale

risulti commissariata).

Latina e le città limitrofe, accerchiate da due delle quattro centrali nucleari realizzate in Italia (quella di Latina, Borgo Sabotino, a nord e del Garigliano – Sessa Aurunca – a sud), e da discariche, abusive e non (emblematico è il caso di quella di Borgo Montello), siti dismessi di ogni tipo tra cui quelli della desertificazione industriale che ha fatto seguito alla crisi, anche della politica, ha fatto registrare un preoccupante fenomeno epidemico con una alta incidenza di patologie asbesto correlate e di altre patologie, ivi comprese quelle tumorali con 600 decessi dal 2000 al 2018, una media di 30 all’anno.

Il territorio versa, denuncia Bonanni: “in un generale degrado legato anche all’incapacità della politica di mettere in campo progettualità trasversali coerenti con i tempi e con i principi di legalità che costituiscono il moloch contro il quale l’ONA si batte, ritenendo inammissibile ed inaccettabile il continuo sacrificio di vite umane immolate al profitto per l’uso di amianto e di altri cancerogeni che prevale sul diritto alla vita”.

Dati sul rischio amianto

Centrale Nucleare (Borgo Sabotino)

In merito alla situazione della centrale elettronucleare di Latina, situata nella frazione di Borgo Sabotino ed entrata in servizio nel 1962 con un unico reattore da 220 MW alimentato a uranio naturale, moderato a grafite e raffreddato con anidride carbonica, il presidente Ona ha segnalato che “nonostante l’impianto sia stato chiuso il 1 dicembre 1987 con la disposizione di predisporre le opere necessarie per la custodia protettiva passiva.

E’ ancora notevole la quantità di rifiuti che contiene, “ancora a fine 2017 il volume dei rifiuti radioattivi, presenti nel sito di Latina, era pari a 1739 m3, dei quali 887 definiti ad ‘attività molto bassa’, 821 a ‘bassa attività’ e 31 a ‘media attività (dati conformi a quelli rilevati dalla stessa SOGIN S.p.A.)”.

Si prevede la conclusione della prima fase del decommissioning nel 2027, con lo smantellamento delle infrastrutture e l’abbassamento dell’edificio reattore dagli attuali 50 metri a 30. Dopo di che i rifiuti radioattivi, già condizionati e stoccati nei depositi temporanei del sito, dovranno essere trasferiti al Deposito Nazionale.

La seconda ed ultima fase, sarà costituita dallo smantellamento del reattore nucleare, che produrrà circa 2000 tonnellate di rifiuti radioattivi a media attività (grafite). All’inizio del 2018, il volume dei rifiuti radioattivi, classificati in accordo con il decreto del 7 agosto 2015, presenti nel sito di Latina è di 1.739 m3.

Il volume può variare di anno in anno col progredire delle attività di mantenimento in sicurezza e di decommissioning e delle modalità di condizionamento dei rifiuti pregressi. Quantitativo (in metri cubi) dei rifiuti radioattivi, suddivisi per tipologia, presenti nella centrale di Latina al 31.12.2017.

Emergenza rifiuti

Nell’ottobre 2011, il Decreto VIA ha imposto alla Sogin S.p.A. il monitoraggio ambientale convenzionale oltre a quello radiologico. Nell’autunno 2013, Sogin ha avviato la campagna di caratterizzazione del territorio e in tre analisi, effettuate su tre campioni di acqua di falda di superficie, dei valori anormali per presenza di cloruro di vinile.

Siti dismessi in provincia di Latina e nel Lazio

L’ONA prosegue la sua mobilitazione, in provincia di Latina come nel resto di Italia, e chiede che si dia corso alla totale bonifica e definitiva messa in sicurezza di tutti i siti industriali dismessi, al fine di evitare rischi di contaminazione per presenza di amianto ed altri agenti cancerogeni.

Rischio amianto

L’ONA ha censito, per la provincia di Latina, circa 150 casi di mesotelioma, con un trend in netto aumento, rispetto ai circa 100 casi censiti dal Dipartimento di Prevenzione per il periodo dal 2000 fino all’anno 2014.

Le città più colpite dai casi di mesotelioma – secondo quanto rilevato dal presidente dell’Associazione – fino a tutto il 2018, sono Latina con 30 casiGaeta con 25 casiAprilia con 20 casiSezze con 10 casiFormia con 15 casi.

“Il mesotelioma è solo la punta dell’iceberg – ha spiegato Bonanni – perché l’amianto provoca tumori polmonari, alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e perfino all’ovaio e per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari”.

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